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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Ren: Hi Ren
Ciao, Ren. Ho passato un po' di tempo a pensarci su…

Umano, troppo umano.

Consci o meno dello status quo che imperversa in questo mondo (ancora così amaramente reale…), ci si potrà però trovare d’accordo sul fatto che l’ostentazione forsennata del proprio dramma sia, almeno negli ultimi anni, divenuta pane quotidiano dell’entertainment in una misura sempre, ignominiosamente, maggiore. E non solo di quello più becero. Sarebbe facile infatti sparare sulla Croce Rossa dei Grande fratello di turno, dei programmi mariadefilippiani, del temibile scrolling tra i reel di fenomeni da baraccone, Tiktokers e altri pagliacci nel proprio momento di gloria warholiano. Già è difficile non menzionare la notizia di questi giorni che anticiperà l’immagine di un leader di un paese in guerra alle prese con i collegamenti con Amadeus a Sanremo 2023. Ahinoi, mala tempora currunt.

C’è, però, in ogni “moda” anche il suo lato che la vede come “specchio dei tempi”, e nell’arte questo è sempre stato un fattore determinante. La musica non fa eccezione, consapevoli che anche quella deve convivere con il fatto di macinare visualizzazioni per sopravvivere: anche questo è chiaro a tutti, no?

Eccoci qui a parlare di Ren, dunque: un talentuoso cantautore e musicista di Brighton, colpito dalla malattia di Lyme e da tempo in costante battaglia con problemi neurologici debilitanti, lasciato a casa dalla Sony e ripresosi con un crowdfunding tirato su con qualche brillante spunto e un look à la Cillian Murphy. «Mentre gli amici stavano mettendo su famiglia, iniziando una carriera, socializzando, io passavo la maggior parte del tempo tra le quattro mura della mia camera da letto, troppo stanco e debole quasi tutti i giorni per alzarmi. Bloccato da quantità paralizzanti di dolore. Non erano giorni o settimane: erano anni. Verso i 25 anni mi sono rassegnato al fatto che non avrei vissuto abbastanza per vedere l’età di 30».

Hi Ren è un fulmine a ciel sereno, uno di quei pochi momenti in cui il musicofilo incallito (senza età di sorta) si trova davanti a una ventata di freschezza: qualcosa che, pur nella sua essenza, è impostato per impressionare. Sì, sì: certamente ci ricorda le grandi derive artistoidi, schizofreniche e metanarrative di Eminem (Kim e Stan) e certamente si gioca sull’ostentazione della psicosi, del proprio dramma, della propria didascalica filosofia sulla vita e sul dolore, proprio come i confessionali del Grande fratello e i gli ultimi film di Nick Cave. Ma quando tutto ciò è fatto con consapevolezza, con coraggio, con il giusto equilibrio di presunzione e umiltà, allora è l’umanità a venirne fuori in maniera luminosa.

Lo dice Ren stesso, sul finale “spiegone” del brano: l’equilibrio tra luce e ombra è quella danza che contraddistingue l’uomo da dèi, angeli e demoni. E una luce forte non può che creare un’ombra altrettanto inquieta nel pendolo che danza. Ecco: è bene che questi (seppur in una sorta di versione netflixiana) siano i messaggi dell’entertainment. Che il veicolo sia pure la propria condizione, purché, però, possa diventare un mezzo per la catarsi di tutti. Bastano giusto due note piazzate bene. I vecchi bardi lo sapevano già quando agli incroci prendevano in mano il liuto e intonavano diverse voci.

Anche senza un PHD in psicologia e il bisogno di indugiare in facili compassioni, piace vedere qui – tra milioni di view e nove minuti e rotti di video – l’umanità del ragazzo, dell’uomo e dell’artista emergere in un pastiche minimale che riscopre l’essenza (forse) della musica universalmente intesa, così semplice come non ci sembrava neanche di poterlo immaginare. Basta togliere l’autotune, certi suoni plasticosi, i ritornelli catchy e ripensare a raccontare, tramite un songwriting sentito e un background armonico appropriato, una bella canzone coraggiosa.

In bocca al lupo, Ren.

Ren Eminem 

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