Winona Oak: Lonely Hearts Club
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Preparatevi: è arrivata la Lana Del Rey dell’electro-pop.

Winona Oak
Lonely Hearts Club

Dagli ABBA agli Ace of Base, dai Roxette a Robyn, dai Knife agli Europe. Per non parlare di un certo Max Martin, responsabile di più di venti pezzi che, dal 2000 a oggi, sono finiti al n.1 di Billboard. Quasi sempre un po’ tamarro, costantemente di successo – perché, storicamente, il miglior pop europeo è spesso arrivato dalla Svezia? Che un innato talento per il ritornello-killer sia un’eredità genetica che i vichinghi si sono passati di generazione in generazione insieme ai capelli biondi e gli occhi azzurri? Non credo.

La risposta seria, in realtà, c’è, ma necessiterebbe un saggio per essere approfondita a dovere. Tocca svariati punti caldi, tra cui tutta una serie di politiche pubbliche volte a carezzare il pelo di una next generation di pop-star fatte in casa e una naturale inclinazione culturale a essere sempre sul pezzo per poterci dare oggi il nostro pop quotidiano in ogni sua forma e pure a un prezzo che ci pare un vero affare. Cosa, quest’ultima, drammaticamente provata dal gonfiore delle vostre borse quando uscite dall’IKEA o da H&M.

Prendete Johanna Ekmark. Nasce a Sollerön (uno paesino sperduto su un’isola sperduta in mezzo a un lago sperduto al centro della sperduta Scandinavia selvaggia), si diploma in una scuola così e, appena diciottenne, si trasferisce a Stoccolma dove inizia a farsi chiamare con un nome che a lei probabilmente sembra più fico ma che in realtà pare uscito da Beverly Hills 90210Winona Oak, nel giro di un anno, si intrufola in un singolo di What So Not, compare in un pezzo del secondo album dei Chainsmokers e fa una cover delle Haim. Poi venitemi a dire che gli svedesi non sanno penetrare il mercato come un grissino nel tonno Rio Mare. L’Atlantic è dello stesso parere e la mette subito sotto contratto per un EP di debutto. Della serie: gavetta, questa sconosciuta.

Lonely Heart Club è l’ultimo singolo tratto da Closure e la vede – scazzata e bellissima come l’incrocio tra Miley Cyrus e un Mio Mini Pony – indugiare su una melodia caramellosa capace di rimettere in sesto qualunque cuore spezzato, nonostante sia truccata come un template di MySpace del 2005. Senza Comic Sans, però. Insomma, pop svedese di altissimo livello, che sa giocare con un’estetica rétro anni ‘80 mentre prende l’attualità delusa di ben noti amori allo Xanax e, dall’altra parte dell’oceano, la porta fino alla copertina di Cioè, senza per forza farti sentire un undicenne.

Non serve un genio per capire che con questa ragazza c’è da farci sul serio una barcata di soldi.

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