Leggende lontane… ancora presenti
Sciogliendosi non dopo un concerto bensì durante, e a metà di una canzone, i Loft stabilivano probabilmente un record. Era il 24 giugno 1985, il palco era quello dell’Hammersmith Odeon, aprivano per i Colourfield dell’ex-Specials Terry Hall. Uscita di scena invero molto rock’n’roll quella di Peter Astor e Dave Morgan (di lì a breve di nuovo insieme nei Weather Prophets), Bill Prince e Andy Strickland, ma non sarebbe naturalmente bastata a renderli una leggenda del pop-rock britannico anni Ottanta. Anche se aiutava, cucendo loro addosso la fama di meravigliosi incompiuti, all’attivo soltanto un 7” e un 12”, sei brani che diventavano dieci quando nell’89 venivano radunati nel superlativo Once Round the Fair ed era quello l’album dei Loft, una raccolta postuma. Fino al 14 marzo dello scorso anno, quando – avendo da un bel pezzo fatto pace: nel 2006 avevano dato alle stampe un terzo singolo ed erano tornati a esibirsi dal vivo; altri concerti c’erano stati nel 2015 per il trentennale dell’EP Up the Hill and Down the Slope, primo disco Creation al numero uno della classifica indie UK – a quarant’anni quasi esatti dalla turbolenta serata di cui sopra pubblicavano infine il primo album non antologico. Un altro record?
Atteso non per modo di dire, Everything Changes, Everything Stays the Same non deludeva attese altissime fra i cultori, sciorinando jingle-jangle e power pop come non ci fossero ieri o domani, solo un oggi in una dimensione parallela in cui i Fleetwood Mac di Rumours sono anche lì delle star ma lo sono pure Modern Lovers e Soft Boys, Auteurs e metà delle band che incisero per la Creation o la Sarah.
Il seguito non si è fatto aspettare che quattordici mesi, contiene anch’esso dieci tracce ma attestandosi sulla mezzora ove il predecessore sfiorava i quaranta minuti. Non vale lamentarsene a fronte di una qualità spettacolare. Fra una Happenstance dall’incedere frenetico quanto è scintillante la melodia e i titoli di coda che scorrono su una Rob Rides the Sunset appropriatamente infiltrata di country si fanno particolarmente notare il malinconico surf’n’western Campervan, ossimori di accorata allegria chiamati Ex Lovers and Long Lost Brothers e Goodbye Saturday Night e una Junk Shop da Chris Isaak trasferitosi dalla California a Londra. Ecco: se per un aspetto Badges si distingue dal resto del succinto catalogo è in un porgersi complessivamente malinconico. Soffiano (1955) brezze nostalgiche. Il tempo può mostrarsi gentile, ma passa per tutti.