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Tobias Jesso jr: shine

Tobias Jesso jr shine

R&R Digital / Virgin Music Group
★★½ 2.5/5
Carlo Bordone
| Lo leggi in 2 minuti

Piano solo: il ritorno che non ti aspettavi.

Quella di Tobias Jesso Jr. è stata fin qua una parabola artistica singolare e fortunatissima, anche se non nel senso che ci si poteva aspettare una decina di anni fa, cioè all’epoca del suo album d'esordio Goon, lodatissimo dalla critica e che fece sperare di aver improvvisamente scovato un Harry Nilsson o un Billy Joel dei millennial. Purtroppo (per noi, non certo per lui) quelle dolci-amare ballate pop figlie di un periodo esistenziale poco felice sono rimaste l’unica testimonianza in prima persona del talento dell’artista canadese, che in compenso si è costruito una carriera scintillante come autore conto terzi. E che terzi! Si parla di monumenti del mainstream musicale come Adele, Justin Bieber, Miley Cyrus, Harry Styles, Dua Lipa, HAIM e, tanto per gradire, pure la oggi ubiqua Rosalía.

Ottimo per la reputazione di Jesso Jr, vincitore di un Grammy come songwriter nel 2023, e per il suo estratto conto. Però un po’ ci mancava. Ormai rassegnati a considerare quel disco del 2015 come un unicum, è stata una sorpresa la pubblicazione di shine. Saranno state le ricorrenze tonde (oltre a quello di Goon, anche i quarant'anni compiuti), ma evidentemente l’ex-wonder boy vagamente somigliante al Bruno Martelli di Saranno famosi ha sentito l’esigenza di tornare sotto i riflettori e uscire per un attimo dai credits tra parentesi sotto i titoli di qualche hit da Spotify.

Si festeggia, dunque? Un attimo. Tanto per cominciare, non è che per questo ritorno Tobias si sia ammazzato di lavoro: otto brani per neanche mezz’ora di musica. Ma va bene, non sono le dimensioni che contano. A lasciare sconcertati è la monotonia di canzoni virtualmente indistinguibili una dall’altra. Tutte ruminazioni romantiche voce-e-piano come nel suo stile, tuttavia senza l’ombra di cambi di passo, di intuizioni melodiche sorprendenti, di ganci melodici capaci di farsi ricordare. Piacevoli e a modo loro avvolgenti, ma sentite un paio di volte l’impulso è di archiviarle (grazie, Tobias, e auguri per il prossimo Grammy) piuttosto che tornarci sopra. Va anche aggiunto che i testi non sono esattamente quelli di un Dylan, uno che certe metafore trite non le userebbe neanche con una pistola puntata alla testa. Ma neanche Harry Nilsson o Billy Joel. L’impressione è quella di ascoltare una serie di demo, ecco: sembra di vederlo, l’autore, mentre strimpella al piano con una mano e con l’altra prende appunti su un foglio. Un po’ poco, dopo dieci anni. Poi magari l’Adele o il Justin Bieber di turno ci troveranno il prossimo successo. E infatti questo disco sembra più rivolto a loro che a noi.

tobia jesso jr tobias jesso jr 

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