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Il call center dell’ammmore

Angel Olsen

Intern

Questa dice, più o meno: siamo tutti stagisti dell’amore, bluffiamo gonfiando i curriculum, ma alla prova dei fatti siamo un disastro. Dice, anche, che ci assumeranno lo stesso, ma ovviamente a tempo determinato. In Hisperlandia, Angel Olsen è stata una delle storie migliori del 2016 e Intern la canzone scelta per aprire l’album My Woman. Non perché lo rappresenta, ma perché è piuttosto diversa dal resto, un pezzo breve, lievemente dark e “astratto” sul fatto che ci si debba alzare ogni mattina e recitare una parte. Usa sintetizzatori che neanche nella colonna sonora di Flashdance non come decorazione, ma come mezzo espressivo ambiguo. E quando ti stai abituando a quelle strofe semplici come mantra, ai riverberi che fanno sfarfallare la voce, all’atmosfera sospesa, il canto si sfilaccia in piccoli abbellimenti eterei e arrivano prima il ritornello e poi un frase ultrakitsch di sintetizzatore. Fine. Niente climax drammatico, due minuti e quarantasette di canzone: in Hisperlandia abbiamo problemi di ADD.

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