Amon Amarth: First Kill - Recensione e video su HVSR.net
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Questa è quando il fotografo ha suggerito a Johan Hegg di farne una sorridendo

Amon Amarth

First Kill

Il mio problema con gruppi come gli Amon Amarth consiste essenzialmente nella difficoltà di prenderli sul serio. La mitologia norrena, Odino, i vichinghi, il Valhalla… Sì, vabbè, poi però si diventa grandi e si cambia registro. No? No. Gli Amon Amarth (Monte Fato nella lingua elfica de Il Signore degli Anelli) rimangono fedeli al loro immaginario tutto pelle e borchie e corna e armi bianche e al loro death metal squadrato e debitore a tutta la NWOBHM (decodifico? Decodifico: new wave of british heavy metal, ovvero Saxon, Iron Maiden e parecchia altra gente). Certo, descritti così non sembrano un gruppo per cui andare in visibilio, eppure ogni tanto Johan Hegg e compagni fanno un acuto: un brano più bello, più efficace, più indovinato del solito. First Kill è così: meravigliosamente anthemica, ti immagini a scandirla pugno chiuso e braccio alzato con decisione sotto al palco. Ti fa venire voglia di invocare non solo Odino, ma anche Thor, le valchirie e tutti i nibelunghi in fila per due; o, per dirla con Woody Allen, di andare a conquistare la Polonia (che poi Allen si riferiva a Wagner, uno che con le valchirie ci andava giù pesante allo stesso modo).

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