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La tastiera a tracolla, la famigerata "keytar". Non c'è nulla di più anni '80.

Voyager

Ascension

Oh, i Voyager. E' più che possibile che non li conosciate: sia perchè vengono dall'altra parte del mondo (letteralmente: Perth, Australia), sia perchè fanno un genere - progressive metal - che non finisce nella parte alta delle classifiche di vendita dai tempi di Images And Words (era il 1992: che periodo meraviglioso per quel tipo di musica. Peccato che sei mesi prima un tale Kurt Cobain avesse inciso un dischetto da nulla, Nevermind. Le sette camicie a quadrettoni da boscaiolo del Kentucky che tenete ancora nascoste nell'armadio testimoniano chi ebbe maggiore successo).

Eppure, più forti delle mode e soprattutto della sfiga che non ha mancato di far sentire la propria presenza in alcune fasi di vita della band (una data con i Nevermore cancellata, un tour con Yngwie Malmsteen sfumato, l'etichetta discografica che li aveva messi sotto contratto fallita prima di rilasciare il disco, e altri fattarelli minori), i Voyager sono arrivati al settimo disco, Ghost Mile, di cui Ascension è il notevole singolo di apertura.

E se tutto questo non vi sembra un motivo sufficiente per dare ai Voyager una chance di ascolto, fate vostri i seguenti:

  • Daniel Estrin ha la stessa voce di Roland Orzabal dei Tears For Fears
  • I due chitarristi suonano entrambi una chitarra sette corde (Steve Vai non è vissuto invano)
  • Uno dei due chitarristi in realtà è una chitarrista: Simone Dow - e anzi pare che sia lei quella che porta i pantaloni
  • Hanno aperto per i Queensryche (quando ancora erano una band rispettabile).
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