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Ciao, mi chiamo Aldous e faccio parte della banda di Arancia Meccanica

Aldous Harding

Horizon

Questa ragazza fa paura e non è un modo di dire. Quando in concerto ti fissa con quel suo sguardo da folle, nella sua bella tutina bianca da Arancia Meccanica e sul viso un’espressione da scappata dal manicomio, quando ti fissa in quel modo vengono i brividi. Ti senti minacciato e non è una sensazione che t’aspetti di provare a un concerto di una folksinger.

Fino a tre anni fa Aldous Harding, neozelandese rivelazione folk nel 2017, era una cantautrice che più o meno tutti mettevano nella categoria delle “bravine”. Cantante e compositrice con alcuni talenti, sì, ma con una personalità ancora da costruire. Poi si è come liberata e ha tirato fuori una voce pazzesca, intensa, scura, vibrante d’emozione, una cosa che non si sospettava possedesse.

L’ha tirata fuori in questa canzone prodotta da John Parish dove l’accompagnamento vagamente funereo fa da sfondo all’aut aut della folksinger al suo interlocutore, forse al suo amante: «Here is your princess and here is your horizon». Di qua ci sono io e di là c’è la tua vita senza di me: scegli. Poi ci si accorge che Harding potrebbe parlare di sé stessa, che la scelta in fondo è fra una relazione sentimentale rassicurante e la musica come scelta totalizzante e solitaria. E forse è questo il motivo per cui la canzone è tanto intensa, teatrale, perturbante.

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