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Tutte le maschere di Trent Reznor

Tutte le maschere di Trent Reznor

Dieci tracce rivelatrici dei molti volti del mastermind dei Nine Inch Nails

Trent Reznor non è mai stato una sola persona. È stato dieci, cento, mille volti diversi: il goth tossico che si contorceva sul palco negli anni '90, il predicatore del sesso che trasformava MTV in un bordello industriale, l’ingegnere del suono ossessivo che stratificava rumori come un architetto maniacale, il compositore hollywoodiano in giacca scura, barba non fatta, occhiali da hipster e portamento da uomo maturo, il bello e irraggiungibile sessantenne che ancora riempie le arene. Guardare le sue foto è come sfogliare un manuale di travestimenti: capelli corvini sulle spalle, poi caschetto minimal, poi rasatura totale – chiodo di pelle, poi camicia bianca, poi ancora abito sartoriale, poi ancora occhiali neri da nerd.

La sua carriera funziona come uno specchio stregato. Un po'come quello della regina cattiva di Biancaneve: "Specchio, specchio delle mie brame, chi è il più bel Reznor del reame?" Difficile a dirsi. E lo specchio – ovviamente – non risponde mai con la stessa faccia. A seconda dell’album, infatti, riflette un altro fantasma: oggi il junkie autodistruttivo, domani il minimalista premiato con un Oscar, dopodomani il nerd del beat che gioca con i synth come fossero mattoncini LEGO®. Non chiamatelo schizofrenia: si chiama "metodo": ogni mutazione visiva e sonora è un modo per sopravvivere alla precedente. Per non morire. Per offrire sempre qualcosa di nuovo. Ma sì: anche per noia ed edonismo, che c'è di male?

Questa playlist raccoglie dieci brani che incarnano dieci maschere di Reznor. Non una classifica, non una guida per neofiti, ma un bestiario vero e proprio. Ogni traccia è un ritratto e ogni ritratto ha un suo costume. Perché in Trent Reznor la musica non si separa mai dall’immagine: il suono è pelle, e la pelle è sempre in mutazione.

Spoiler alert: alla fine, ascoltando queste dieci tracce, la domanda "chi è davvero Trent Reznor?" non avrà risposta certa. E questa risposta, ogni volta diversa, è l’essenza stessa della sua carriera. Del suo mito ancora intramontato.


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