Una parentesi prog.
Il rock progressive entra prepotentemente a Sanremo nel 1973: il ritmo sincopato, l’energia dirompente, la sperimentazione, in uno stile completamente estraneo all’estetica e alle sonorità del Festival. I Jet nascono a Genova all’inizio degli anni Settanta e uniscono una musicalità che pesca dal rock, dal blues e dal progressive a elementi marcatamente spirituali e religiosi. Un misticismo che trova la sua legittimazione nel loro primo e unico album, Fede, speranza e carità del 1972 (inequivocabile in copertina l’immagine di un calice sacro) e che ha la sua naturale prosecuzione in un brano come Anikana-o, che mette insieme elementi tribali, una vocalità corale che diventa rapidamente un coinvolgente canto collettivo e una professione di fede: «Ogni cosa cambierà / se insieme a te, fratello / ogni uomo canterà».
Anche il palco del Salone delle feste del Casinò di Sanremo, dove il Festival si svolge prima di trasferirsi al Teatro Ariston, risente fortemente dell’influenza della controcultura giovanile di quegli anni. Nel 1972 erano stati i Delirium, con la loro Jesahel, a portare su quel palco la rivoluzione pacifica dei figli dei fiori e un messaggio di spiritualità, libertà e rifiuto delle convenzioni. L’esibizione dei Jet, l’anno successivo, sembra in perfetta continuità estetica e stilistica. Nonostante questo, Anikana-o viene eliminata dalla kermesse prima della serata finale.
Dopo la partecipazione al Festival la storia dei Jet volgerà rapidamente al termine e alcuni degli elementi della band fonderanno i Matia Bazar.