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Master of Puppets dei Metallica, a 40 anni di distanza

Master of Puppets dei Metallica, a 40 anni di distanza

Nascita, evoluzione e consacrazione di una band che ha ridefinito, proprio con questo disco, i canoni del metal.

Stefano Biondi
| Lo leggi in 11 minuti

Il percorso dei Metallica attraversa l’intera trasformazione del thrash metal, dalle radici nella N.W.O.B.H.M. fino alla maturità artistica di Master of Puppets. Tra cambi di formazione, visioni imprenditoriali e una crescente ambizione compositiva, la band costruisce un linguaggio capace di superare la semplice velocità per abbracciare strutture epiche e temi più profondi. L’arrivo di Cliff Burton, i primi tour e la svolta sonora di Ride the Lightning preparano il terreno per un disco destinato a cambiare per sempre la percezione del metal: un’opera intensa, cupa e complessa che segna il passaggio dal thrash primordiale a una forma elaborata eppure molto popolare di heavy music.


La copertina di Master of Puppets, a opera di Don Brautigam.
La copertina di Master of Puppets, a opera di Don Brautigam.
ArtistaMetallica
TitoloMaster of Puppets
Data di uscita7 marzo 1986
EtichettaElektra
TracklistBattery (Hetfield, Ulrich), Master of Puppets (Hetfield, Ulrich, Hammett, Burton), The Thing That Should Not Be (Hetfield, Ulrich, Hammett), Welcome Home (Sanitarium) (Hetfield, Ulrich, Hammett), Disposable Heroes (Hetfield, Ulrich), Leper Messiah (Hetfield, Ulrich), Orion (Burton, Hetfield, Ulrich), Damage, Inc. (Hetfield, Ulrich, Burton, Hammett)
Formazione
  • James Hetfield (voce, chitarra ritmica)
  • Kirk Hammett (chitarra solista)
  • Cliff Burton (basso)
  • Lars Ulrich (batteria)

Bacchette o racchette?

Anche se la definizione di "inventori del thrash metal" è stata per anni causa di gastrite per i membri degli Exodus, i Metallica possono indubbiamente essere indicati come coloro che ne hanno anticipato l'evoluzione, indicando strade percorse dalla maggioranza degli altri gruppi solo a distanza di anni.

Figlio di una benestante famiglia danese, Lars Ulrich (1963) è un aspirante tennista professionista con una passioncella per l'hard rock dei Deep Purple che si innamora del nuovo heavy sound inglese dopo aver comprato Survivors dei Samson. Trasferitosi a Los Angeles per far pratica con la racchetta, si dedica invece con passione a suonare la batteria e a collezionare i dischi della nascente N.W.O.B.H.M. La sua ossessione è tale che, nel 1981, vola a Londra per veder suonare i suoi pupilli Diamond Head e per qualche tempo si trasferisce addirittura a casa del cantante Sean Harris.

Al suo ritorno negli States ha ormai un chiodo fisso: formare un gruppo metal. Grazie alla sua intraprendenza riesce a convincere il giovane fondatore della Metal Blade Brian Slagel a garantirgli un posto nella compilation Metal Massacre. Con quest'asso nella manica riesce a far dimenticare le sue scarse doti dietro il drum kit al chitarrista James Hetfield (1963), e il duo diventa l'asse portante del nascente gruppo che, prima con Lloyd Grant e poi con Dave Mustaine alla chitarra solista, e con Ron McGovney al basso, incide il suo primo brano, Hit the Lights.

Il quartetto debutta il 14 marzo 1982 al Radio City di Anaheim e da allora inizia a battere i locali della zona proponendo cover della N.W.O.B.H.M. e qualche brano proprio. Il primo successo è raggiunto già con il demo di sette pezzi intitolato No Life 'til Leather, che suscita grande interesse per la velocità e la cattiveria con cui sono suonati i brani. Contemporaneamente i Metallica si trovano a suonare a San Francisco e si rendono conto di come la scena locale sia ben più adatta alla loro musica rispetto a quella di Los Angeles, dominata dal glam metal di Mötley Crüe ed epigoni vari. Durante una di queste trasferte rimangono favorevolmente colpiti dall’abilità del bassista dei Trauma, Cliff Burton, tanto che l’abulico Ron capisce di avere i giorni contati e se ne va prima che siano i compagni a cacciarlo.

Metal up your ass!

Nel 1983, visto che Cliff non ha nessuna intenzione di trasferirsi, la band si sposta a San Francisco, ma pur essendo circondata da un crescente numero di fan non trova nessuno disposto a finanziarle un disco. La tanto attesa proposta arriva dalla Costa Est: Jon Zazula, proprietario di un negozio di dischi che già cura localmente gli interessi di alcune band europee, è disposto ad aiutarli e manda loro il denaro necessario per raggiungerlo a New York. Appena arrivati nella Grande Mela, Lars e James si rendono conto che la situazione con Dave è arrivata a un punto di non ritorno. Mustaine paga con l'allontanamento le sue manie di protagonismo e la sua ubriachezza spesso molesta. L'amico e futuro roadie Mark Whitaker suggerisce di ingaggiare Kirk Hammett degli Exodus, solista dallo stile pulito, ex allievo prediletto di Joe Satriani. Nel maggio 1983 i Metallica incidono l'atteso esordio Kill 'Em All per la Megaforce, etichetta appositamente fondata da Jon e dalla moglie Marsha. Il titolo originale (Metal up Your Ass, "metallo su per il culo") e l'artwork originale (un'ascia brandita da un braccio che fuoriesce da un cesso) entrano nella storia nonostante il distributore americano imponga di cambiare entrambi per evitare la censura.

Come avrebbe dovuto chiamarsi Kill 'Em All, e con quale copertina sarebbe dovuto uscire. Ma bisogna pur mangiare.
Come avrebbe dovuto chiamarsi Kill 'Em All, e con quale copertina sarebbe dovuto uscire. Ma bisogna pur mangiare.

Kill 'Em All diventa il primo vero disco thrash della storia del metal: la velocità dei Motörhead incontra i riff intricati della N.W.O.B.H.M. creando brani che suonano eccezionalmente violenti ed energici alle orecchie degli ascoltatori dell'epoca. La produzione è sorprendentemente buona e migliaia di ragazzi si innamorano dei riff "grattacorde" (Metal Militia) e degli assoli lancinanti ma mai confusi, permettendo a Zazula di recuperare tutti i 15mila dollari spesi nell'impresa. Una serie di classici, da Four Horsemen a Whiplash, passando per Seek & Destroy e Phantom Lord, rende Kill 'Em All uno dei migliori debutti mai usciti in campo metal. I Metallica non saranno mai né i più violenti, né i più tecnici e nemmeno i più veloci, non hanno il cantante più dotato né il batterista più abile (anzi…), ma compensano le loro lacune con una classe compositiva che gli altri si sognano.

Il tour europeo e Ride the Lightning

Dopo il tour americano con i Raven e quello europeo con i Venom, la band vola a Copenhagen per registrare il nuovo album, non prima di aver cercato (per la seconda volta) di convincere John Bush (Armored Saint) a entrare nel gruppo come cantante visto che Hetfield pare essersi stufato della doppia fatica a cui è tenuto. Le sessioni di registrazione mettono a dura prova le tasche e la pazienza di Jon Zazula, tanto che saranno numerose le telefonate minatorie a Lars e James che in studio sono veri perfezionisti e rischiano di ridurlo sul lastrico.

Nel 1984 nessun altro gruppo della Bay Area di San Francisco ha ancora pubblicato un solo disco, impresa riuscita solo agli Slayer (Show No Mercy) e agli Anthrax (Fistful of Metal), che però non hanno ancora preso definitivamente le distanze dal metal classico. Su Kill 'Em All, testi puerili a parte, non c'è praticamente nulla che possa essere migliorato e per questo motivo Ride the Lightning sposta avanti il traguardo proponendosi di variare l'approccio. Si passa così dall'ultra-violenza di Fight Fire with Fire alla melodia di Fade to Black senza dimenticare l'epico strumentale The Call of Ktulu e i ritmi più ragionati della title track e di For Whom the Bell Tolls. I Metallica già dal secondo album non puntano più tutto sul Bay Area crunch, quel devastante assalto di riff di chitarra che contraddistingue le migliori band di San Francisco e farà scricchiolare le vertebre cervicali di migliaia di headbangers.

Non sembrano dei cattivi ragazzi, vero? (Crediti: Chris Anthony)
Non sembrano dei cattivi ragazzi, vero? (Crediti: Chris Anthony)

Master of Puppets

È ora di costruire, di ammaliare con una melodia indovinata l'ascoltatore che fino a tre secondi prima scuoteva senza posa il capoccione. L'intuito imprenditoriale di Lars porta la band ad accasarsi presso la Q-Prime del manager Peter Mensch e in breve arriva il contratto con la Elektra. Non bisogna dimenticare che se i Metallica sono diventati miliardari mentre decine di band ricche di talento hanno continuato a marcire nel più oscuro underground è stato anche grazie ai potenti mezzi che da questo momento della carriera consentiranno loro di portare la propria musica in giro per il mondo. Dopo un nuovo tour e le folle oceaniche del Monsters of Rock di Donington e del Day on the Green Festival a San Francisco, i quattro tornano alla corte di Flemming Rasmussen (già produttore di Ride The Lightning) per il nuovo album.

Oltre tre mesi per preparare solo otto canzoni, provate per ore (mentre gli Artillery, thrasher danesi, origliavano intimoriti dalla sala accanto), registrate decine di volte alla ricerca dell'esecuzione perfetta, assistiti da un produttore dotato di una pazienza encomiabile: il frutto di tanto lavoro si intitola Master of Puppets ed è un nuovo colossale balzo in avanti.

Dopo la sua uscita, il metal non sarà più lo stesso. I fan inizialmente sono spiazzati, il suono delle chitarre è molto cupo per l’epoca e in più i 54 minuti di durata hanno portato a un eccessivo avvicinamento dei solchi del vinile. In America l'esperto Michael Wagener provvede a un nuovo mix, in Europa esce una versione doppia. Master of Puppets è un disco pregno di atmosfere tristi come l'infilata di croci bianche allineate in copertina, e la complessità dei suoi lunghi brani (tutti sopra ai cinque minuti di durata) gli conferisce una profondità che lo mantiene sempre attuale, anche oggi.

Qualità del video mediocre, ma questo è uno dei pochi materiali video in cui vedere Cliff Burton alle prese con la title track di Master of Puppets. Era il 6 luglio 1986, al Roskilde Festival danese. Cliff morirà in un incidente il 27 settembre di quell'anno, a soli 24 anni.

Non è solo un capolavoro thrash, non è solo un grandissimo disco metal o rock: è una maestosa sinfonia in otto movimenti suonata da un'orchestra di quattro elementi. Il brano meno ispirato The Thing That Should Not Be è una gemma attorno alla quale centinaia di band costruirebbero una carriera.

Se esclude la cadenzata Leper Messiah che mette alla gogna i predicatori televisivi, gli altri testi sono tutti in qualche modo dedicati al tema della guerra. Con l'accompagnamento di una serie infinita di riff da antologia si prendono in esame l'insensatezza della violenza Battery e del sacrificio di vite umane Disposable Heroes per effetto di ordini ai quali obbedire alla cieca Master of Puppets.

Una potente ballata, Welcome Home, non dimentica di tratteggiare le sofferenze di una persona rinchiusa in manicomio militare, mentre il lungo strumentale Orion potrebbe essere tranquillamente utilizzato come colonna sonora di un funerale. Purtroppo l'occasione di farlo non tarda ad arrivare: a settembre, nel corso di una trionfale tournée con gli Anthrax, il tour bus dei Metallica esce di strada a causa del ghiaccio durante il viaggio verso Copenhagen. Cliff Burton, sbalzato fuori dalla sua cuccetta, muore schiacciato dal mezzo.

I Metallica mentre lasciano il palco in Svezia, al termine di quello che sarebbe stato l’ultimo concerto di Cliff Burton – nonché una delle ultime foto a ritrarlo vivo. Cliff è il secondo da sinistra. (Crediti: Reddit)
I Metallica mentre lasciano il palco in Svezia, al termine di quello che sarebbe stato l’ultimo concerto di Cliff Burton – nonché una delle ultime foto a ritrarlo vivo. Cliff è il secondo da sinistra. (Crediti: Reddit)

Immagini tratte da una rivista dell'epoca sull'incidente che costò la vita a Cliff Burton.

Dopo Cliff

La storia del metal è piena di decessi prematuri, lutti dai quali la maggioranza delle band è riuscita a risollevarsi. I Four Horsemen non fanno eccezione: reclutano un bassista pieno di entusiasmo come Jason Newsted (Flotsam & Jetsam) e si preparano a dare l'estremo saluto al thrash metal. Purtroppo Jason si dovrà accontentare di mostrare le sue capacità sulle centinaia di palchi calcati nei tour successivi, visto che nel …And Justice for All, ironizzano in molti, la presenza del suo strumento è come lo spirito santo: solo chi ci crede veramente riesce a sentirlo. Stavolta è Maometto ad andare alla montagna: Flemming Rasmussen prende un volo per Los Angeles e per cinque mesi viene murato vivo in studio con il gruppo. Colti da un delirio di onnipotenza i Metallica allungano ancora le canzoni (ben due sfiorano i dieci minuti…) e mettono a punto arrangiamenti straordinariamente complessi. Come in tutti i dischi del genere qualcuno finisce per sbadigliare ma l'opera è davvero monumentale.

…And Justice for All vende tantissimo, ma ancora una volta più di un fan si deve spaccare la testa prima di trovare il bandolo dell'intricata matassa sonora (e qualcuno lo sta ancora cercando). Anche la produzione, stranamente priva delle gamme di frequenza più basse, si rivela particolarmente controversa. Com'è tradizione nessuno dei brani sfigura: Blackened e la fascinosa ballad One diventano dei classici, così come Harvester of Sorrow, brano che anticipa in qualche modo la direzione che verrà presa in futuro. È il 1988 e in appena sei anni e quattro album i Metallica hanno già esplorato le possibilità espressive del thrash più di chiunque altro. È ora di voltare pagina.

Tre album nello stesso mood

Flotsam & Jetsam – Doomsday for the Deceiver (1986)

Debutto notevolissimo per la prima band di Jason Newsted, ancora ignaro del futuro da milionario un po'frustrato che lo attenderà nei Metallica. Qui Jason fa il bello e il cattivo tempo, scrive testi allucinanti per un disco di thrash energico sostenuto dall'acutissima voce di Eric "A.K." Knutson, uno dei più dotati cantanti dell'intera scena. Partito Jason, i Flots pubblicheranno l'ottimo No Place for Disgrace (Elektra, 1988) con la pesantissima cover del classico di Elton John Saturday Night's Alright for Fighting e poi una serie di album meno violenti ma comunque di buon livello. Il loro quinto disco Drift (MCA, 1995) è uno dei pochi dischi thrash per i quali possa essere usato l'aggettivo "elegante".

Kreator – Coma of Souls (1990)

Si tratta della più famosa thrash band tedesca di sempre, punta di diamante di una triade comprendente anche Destruction e Sodom. Quando esordiscono come trio Endless Pain (1985) non sanno letteralmente tenere gli strumenti in mano, ma stupiscono il pubblico con una rabbia facilmente riconducibile alle frustrazioni di teenager cresciuti in una fumosa città del bacino carbonifero della Ruhr. Gli album vendono bene e la tecnica migliora, pur mantenendo quel po'di sporcizia che ne costituisce il marchio di fabbrica. Coma of Souls è un disco potente, sufficientemente pregno di disperazione suburbana, una delle migliori testimonianze di una band che di lì in poi si incamminerà, non senza ripensamenti, sui sentieri impervi della sperimentazione.

Heathen – Victims of Deception (1991)

Vera e propria all star band della Bay Area, gli Heathen riuniscono diversi musicisti che si erano già messi in mostra in alcune band locali. Li fonda nell'85 l'ex Anvil Chorus Doug Piercy insieme a James Sanguinetti che poi formò i funk thrasher Mordred. Per breve tempo suonarono con loro anche Marc Biedermann (Blind Illusion) e Paul Baloff (dopo l'estromissione dagli Exodus). A un esordio – Breaking the Silence – valido ma non eccessivamente originale, segue un lungo silenzio discografico. Solo quattro anni più tardi gli Heathen si riaffacciano sulla scena, stavolta con il mastodontico Victims of Deception, disco caratterizzato da canzoni molto tecniche e di lunga durata facilmente accostabile a …And Justice for All. Nonostante qualche lungaggine superflua il lavoro è ottimo, ma la band non riesce a emergere e scompare di nuovo per poi riunirsi in modo estemporaneo in occasione del Wacken Open Air Festival del 2002.

A proposito:

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