Avevo pronto un lungo saggio, a dicembre, in cui elencavo tutte le cose che nel 2025 ho trovato particolarmente cupe e scoraggianti dell’industria musicale. Non ho mai premuto il tasto “invia” per quell’articolo. Anzi, dopo un paio di tentativi di riscrittura ho cancellato la bozza. Semplicemente, non volevo più alimentare la negatività.
Stephan Kunze è un autore e giornalista culturale tedesco specializzato in musica e cultura. Ha iniziato a scrivere di musica già nei primi anni 2000, prima per magazine come SPEX e poi come caporedattore della rivista Juice, un’importante pubblicazione hip hop tedesca, ruolo che ha ricoperto per quasi sei anni. Kunze ha lavorato in diversi ruoli nell’industria musicale: è stato uno dei responsabili globali della curatela delle playlist di Spotify, ha fondato un’etichetta discografica indipendente, ha fatto consulenza per brand e label e ha condotto programmi radiofonici. Nel 2021 ha pubblicato il suo libro di saggistica Zen Style, che racconta il suo percorso personale e spirituale. Oggi vive tra Berlino e una zona rurale nel Nord-Est della Germania con sua moglie e il loro cane e pubblica Zensounds, una newsletter in inglese dedicata alla musica ambient, sperimentale e strumentale che su Substack ha oltre 6.000 abbonati ed è nella top 100 delle newsletter di musica di maggiore successo.
Gli abbiamo chiesto di poter ripubblicare questo suo articolo uscito pochi giorni fa.
Di recente ho visto circolare alcuni articoli che diffondono questa comoda narrazione disfattista, secondo cui lo streaming potrà anche essere un male, ma non c’è nulla che possiamo fare, perché non c’è nessun altro posto dove andare. Questo modo di pensare è allettante ma pigro – ed è sbagliato. Non aiuta nessuno, se non chi detiene il potere. Quello che ho cercato di fare, invece, è elencare un paio di cose che tutti potremmo fare per sostenere la musica e la cultura indipendenti in modo più sostenibile nel 2026.
Sia chiaro: sono consapevole che queste cose non "salveranno l’industria musicale". Forse l’industria musicale non può nemmeno essere salvata. Non so neppure se debba esserlo davvero. Potrebbe essere il momento di scollegarsi e ricostruire, piuttosto. Una cosa però è certa: come parte del pubblico che ascolta musica, dobbiamo iniziare a passare dalle parole ai fatti, anche economicamente. Limitarsi a denunciare il malvagio business musicale senza verificare la nostra stessa complicità non basterà nel 2026.
Non sto dicendo che tu sia una cattiva persona o un ascoltatore irresponsabile se non aderisci alle mie "richieste" qui sotto. Non si tratta di rivendicare una superiorità morale. Prendi questo articolo semplicemente come spunto di riflessione e come un incoraggiamento a compiere passi concreti per allineare i tuoi valori alle tue abitudini di ascolto.
Sappi che le tue decisioni e pratiche potranno sembrare incoerenti e disordinate agli altri. Rischierai di essere deriso. Qualcuno potrebbe chiamarti "luddista" o "nemico del progresso", o trovare altri modi per dirti che hai torto e che qualunque cosa tu faccia non cambierà nulla. In definitiva, però, questo non conta affatto. Passività, fatalismo e ignoranza non sono certo la strada da seguire.
Non sto dicendo che il percorso sarà facile, ma potrebbe valerne la pena. Cominciamo.
Abbandona lo streaming.
Per una larga parte della comunità di artisti e ascoltatori, il modello attuale è irrimediabilmente rotto. Le piattaforme diventeranno solo sempre più degradate e inutilizzabili. Ho cancellato il mio abbonamento a Spotify nell’agosto 2024. Finora è stata una decisione complessivamente positiva. Ne parlo in questa intervista con Bas Grasmayer. Ho trovato molto interessante anche questo articolo di Emily White sul ritorno dell’iPod.
Informati sui modelli alternativi.
Non devi iscriverti o cambiare subito, ma almeno prenditi del tempo per capire come funzionano, perché sono utili alla cultura e perché potrebbero allinearsi meglio ai tuoi valori:
Qobuz offre una combinazione interessante tra abbonamento streaming, vantaggi sui download a pagamento ed editoria musicale di qualità. Le sue quote relative sono molto più alte rispetto ai grandi servizi e offre file audio HQ. È sicuramente un’opzione da considerare se vuoi mantenere un abbonamento di streaming tradizionale ma cambiare il tuo impatto.
Subvert, una piattaforma di proprietà collettiva che si presenta come “il prossimo Bandcamp”, sembra un’iniziativa interessante in questo ambito. È attualmente in fase di alpha test. Ho trovato piuttosto promettente questa intervista su Fader con il fondatore Austin Robey, dell’ottobre 2025.
Ho letto molte cose positive da fonti affidabili su Cantilever, un servizio di streaming con curatela editoriale. Nel 2025 era disponibile solo nel Regno Unito, ma dal 13 gennaio scorso è disponibile anche nel resto dell'Europa e negli USA. Voglio assolutamente approfondire a stretto giro.
Compra musica.
Continuo a fare streaming su Bandcamp (sì, hanno un’opzione di streaming) e su YouTube per scopi di ricerca e scoperta. Ma ho una regola: se torno su un brano o un disco per la terza volta, pago per aggiungerlo alla mia collezione digitale o fisica. Potremmo reindirizzare il nostro budget mensile per lo streaming verso l’acquisto di due album che ci piacciono davvero. Idealmente, dovremmo riuscire a destinare un budget più ampio alla musica e alla cultura – naturalmente in base al reddito disponibile –, ma per molti di noi i tempi di pagare dieci euro al mese e pensare che basti dovrebbero essere finiti.
Compra supporti fisici.
È il modo più semplice per sostenere gli artisti il cui lavoro ti piace e assicurarti che la maggior parte del denaro finisca davvero nelle loro tasche: ordina quel vinile in edizione limitata, quel CD-R numerato a mano di una piccola tiratura o quella cassetta splendidamente colorata – anche se non possiedi (ancora) un mangianastri. È bello circondarsi di questi oggetti fisici. Ti ricorderanno il tuo legame con la musica. I dati in un cloud no.
Compra dagli indipendenti.
Se acquisti un album tramite Amazon o Apple, queste corporazioni trattengono una percentuale irragionevole del denaro. Usa invece Bandcamp o altri rivenditori indipendenti (Bleep, Boomkat ecc.), che applicano solo commissioni ragionevoli. Verifica se puoi acquistare la musica direttamente da un sito gestito dall’artista. Nota a margine sul ritorno dell’iPod: persino artisti enormi come Bad Bunny stanno tornando a offrire download a pagamento attraverso i propri fan store, essenzialmente come forme digitali di merchandising.
Evita i mega-eventi.
Concerti nelle arene e negli stadi e grandi festival sono dannosi per la cultura e per l’ambiente. Pesano enormemente sull’impronta di carbonio di artisti e pubblico e convogliano denaro e attenzione verso la cima della piramide – artisti già ricchi e iper-esposti. Ripensiamo le nostre pratiche da pubblico per sostenere artisti indipendenti e spazi di base. Personalmente, ho deciso di non salire su un aereo nel 2026, cosa che nel mio caso è direttamente collegata a questo tema, dato che in passato ho spesso viaggiato soprattutto per vedere un concerto o visitare un festival.
Scegli il piccolo e il locale.
Dal punto di vista economico ed ecologico, i piccoli e medi spazi saranno il futuro della musica dal vivo – non le gigantesche sale da concerto sponsorizzate dai brand né i tour globali ad alta intensità di carbonio. Sostieni i tuoi locali DIY e i club della tua zona. Ne hanno bisogno. Quest’anno mi sono posto l’obiettivo di andare a vedere almeno un concerto piccolo o medio a settimana nella mia città. Puoi approfondire questo tema sul sito degli attivisti di Better Live Music.
Boicotta gli imperi malvagi.
In questo momento molti chiedono un boicottaggio di Spotify per via degli investimenti di Daniel Ek nella tecnologia militare. A prescindere da come la pensi su questa specifica questione, dovremmo applicare lo stesso livello di attenzione anche ad altre corporation dell’intrattenimento e ai loro fondatori e investitori discutibili. Io, per esempio, starò alla larga dai festival di proprietà di fondi di private equity che finanziano alcune delle attività più spregevoli al mondo, così come dai festival e dai locali di proprietà di una multinazionale dell’intrattenimento il cui fondatore è un fondamentalista cristiano che ha donato alle campagne di Trump e a vari gruppi anti-diritti LGBTQ+.
Apri la tua casella di posta.
Se segui i tuoi artisti preferiti solo sui social media, probabilmente non vedrai i loro post, sommersi da un flusso di messaggi aziendali, pubblicità di influencer e spazzatura generata dall’AI. Scrivi semplicemente un elenco dei tuoi 20 gruppi e musicisti preferiti (senza pensarci troppo), cerca i loro siti ufficiali e iscriviti alle newsletter. In questo modo sentirai parlare direttamente da loro delle modalità e delle opportunità per sostenerli.
Mostra la tua passione per la musica e la cultura.
Concediti di essere un fan. Non parlo del “superfan” che sviluppa relazioni parasociali con le celebrità. Ma è importante far sapere agli altri cosa è rilevante per noi, anche solo per contrastare la falsa narrazione secondo cui "non c’è più buona musica nuova". Quindi di’ a tutti i tuoi amici che ti piace quella nuova band o che hai comprato quel nuovo album. Partecipa a una sessione di ascolto su Bandcamp e riempi l’artista di amore. Fai una fanzine. Apri un blog. Resisti alla tentazione di diventare quella persona cinica che non si gode più la musica nuova e continua a dirlo a chiunque. È noioso e poco attraente.
