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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Pulp: una classe differente sul serio

Anatomia di un classico del pop d'autore: Different Class.

All’apice del britpop si è soliti collocare delle “band icona” come Blur e Oasis. Però, lontano da fasulle rivalità, c’era chi ha badato al sodo – alla musica, cioè – per consegnare un capolavoro capace di raccontare un’epoca e durare nel tempo.

  • Artista: Pulp
  • Titolo: Different Class
  • Anno: 1995
  • Tracklist:
    • Mis-Shapes – 3:46 (testo: Jarvis Cocker / musica: Jarvis Cocker, Nick Banks, Steve Mackey, Russell Senior, Candida Doyle, Mark Webber)
    • Pencil Skirt – 3:11 (testo: Jarvis Cocker / musica: Jarvis Cocker, Nick Banks, Steve Mackey, Russell Senior, Candida Doyle, Mark Webber)
    • Common People – 5:50 (testo: Jarvis Cocker / musica: Jarvis Cocker, Nick Banks, Steve Mackey, Russell Senior, Candida Doyle)
    • I Spy – 5:55 (testo: Jarvis Cocker / musica: Jarvis Cocker, Nick Banks, Steve Mackey, Russell Senior, Candida Doyle, Mark Webber)
    • Disco 2000 – 4:33 (testo: Jarvis Cocker / musica: Jarvis Cocker, Nick Banks, Steve Mackey, Russell Senior, Candida Doyle, Mark Webber)
    • Live Bed Show – 3:29 (testo: Jarvis Cocker / musica: Jarvis Cocker, Nick Banks, Steve Mackey, Russell Senior, Candida Doyle, Mark Webber)
    • Something Changed – 3:18 (testo: Jarvis Cocker / musica: Jarvis Cocker, Nick Banks, Steve Mackey, Russell Senior, Candida Doyle, Mark Webber)
    • Sorted for E's & Wizz – 3:47 (testo: Jarvis Cocker / musica: Jarvis Cocker, Nick Banks, Steve Mackey, Russell Senior, Candida Doyle, Mark Webber)
    • F.E.E.L.I.N.G.C.A.L.L.E.D.L.O.V.E – 6:01 (testo: Jarvis Cocker / musica: Jarvis Cocker, Nick Banks, Steve Mackey, Russell Senior, Candida Doyle, Mark Webber)
    • Underwear – 0:24 (testo: Jarvis Cocker / musica: Jarvis Cocker, Nick Banks, Steve Mackey, Russell Senior, Candida Doyle)
    • Monday Morning – 4:16 (testo: Jarvis Cocker / musica: Jarvis Cocker, Nick Banks, Steve Mackey, Russell Senior, Candida Doyle)
    • Bar Italia – 3:42 (testo: Jarvis Cocker / musica: Jarvis Cocker, Nick Banks, Steve Mackey, Russell Senior, Candida Doyle)
  • Formazione:
    • Jarvis Cocker – voce, chitarre, mellotron, synth
    • Russel Senior – chitarre, violino
    • Candida Doyle – organo, tastiere, synth, piano
    • Steve Mackey – basso
    • Mark Webber – chitarre, tastiere
    • Nick Banks – batteria, percussioni

Il terzo incomodo

La stampa albionica più incline al sensazionalismo ha il brutto vizio di costruire rivalità di cartapesta, con l’aggravante di mettere in ombra talenti che costituiscono un ipotetico “terzo polo”. Di conseguenza, all’ascoltatore medio fissato con Beatles e Rolling Stones occorre ricordare l’esistenza dei Kinks, laddove negli anni ’70 i Roxy Music dispensavano capolavori nel corso della guerra tra Ziggy e Marc Bolan. Per venire al dunque, nell’arena britpop potevi scansare il fasullo teatrino Blur vs Oasis puntando un gruppo che veniva da lontano.

È stata un’autentica benedizione avere i Pulp a bilanciare la solfa del dualismo: badavano al sodo per svettare e, decenni dopo, vantano i crismi del classico perché classici lo sono sempre stati. Nell’estetica, nel darsi in pasto ai media per sfruttarli, in una musica che attinge da diverse ispirazioni – chanson, art pop, glam, new wave – armonizzandone gli opposti, in modo da collocare riferimenti prestigiosi (Scott Walker, David Bowie, Lee Hazlewood, Leonard Cohen, Serge Gainsbourg, Bryan Ferry, Sparks) in paesaggi immaginari indenni allo scorrere del tempo.

Legato saldamente alla sintesi sonora troviamo inoltre il tipico sguardo d’oltremanica sul costume, reinterpretato con carattere e con una passione camuffata da ironico distacco. Il dandy vagamente nerd Jarvis Cocker usa la distanza di sicurezza emotiva per indagare gli angoli del quotidiano, la dinamica tra sessualità e amore, le crepe negli individui e nel proletariato suburbano. Infine, raccoglie le epifanie che filtrano dalle fessure in una poesia intrisa di umanesimo postmoderno dal sapore delicato ma scabroso.

Dandy vagamente nerd.

Così un kitsch solo apparente spiega la realtà e la gente comune, così le vite degli altri (non a caso l’episodio più inquietante di Different Class si intitola I Spy…) costituiscono una chiave di accesso ai massimi sistemi e la materia prima delle canzoni. Così, quando ha affrontato il peso di essere una star, il voyeur ha rivolto la lente d’ingrandimento su di sé con il medesimo atteggiamento che in Different Class gli permette di tenere un piede dentro e l’altro fuori dalla scena, invitandoci a «non leggere i testi mentre si ascolta il disco».

Il suo sardonico, appassionato distacco è insomma una delle fondamenta su cui si regge un album all’epoca vendutissimo ma che poi, suo malgrado, ha sofferto la sindrome del terzo incomodo. Lo si cita meno frequentemente di altri, questo ritratto degli anni Novanta fresco sotto ogni aspetto, ed è un’ingiustizia. Lo stesso l’evidenza che i Pulp siano dati per scontati da un certo pubblico scioccamente snob verso chi snob si finge allo scopo di proteggersi. Figuri tristi nell’accezione negativa, costoro, diversi da noi common people che a Different Class torniamo spesso e volentieri per un sorriso, uno schiaffo, un bacio in bocca.

Snob (non) è chi lo snob fa.

Così lontani, così vicini

Non sono molti i casi di un gruppo che pressoché all’improvviso si scopre in vetta dopo aver trascorso anni nelle retrovie. Ci piace ricondurre la costanza, l’impegno e la caparbietà allo spirito di operaia intraprendenza del luogo di origine: Sheffield, culla dell’industrializzazione, della new wave “synth-etica” e delle reciproche connessioni delle quali abbiamo riferito parlando degli Human League. Annotate le radici che emergeranno al momento opportuno, bisogna raccontare per sommi capi una trafila di cambi d’organico e dischi dove a malapena intuisci la grandezza futura, comunque plasmata anche da una strada lunga e tortuosa.

Strada che ripercorriamo fino all’autunno 1981, quando Jarvis Branson Cocker – classe 1963, abbandonato a sette anni da un padre che rincontrerà solo nel ‘98, significativamente cresciuto attorniato da donne – capeggia un complesso di stampo new wave che, in un triennio, ha accorciato il nome da Arabicus Pulp e inciso un demo gradito a John Peel ma caduto nel vuoto. Dopo un rimpasto e una sterzata in chiave folk, medesima sorte arride nell’aprile 1983 al mini-LP su Red Rhino It, seguito da un imbarazzante 45 giri e dall’ennesimo rompete le righe.

La svolta è unire le forze con il chitarrista/violinista Russell Senior, secondo architrave del progetto che adesso annovera Peter Mansell al basso, il batterista Magnus Doyle e sua sorella Candida alle tastiere. A sancire la vita nuova è un contratto con la Fire e nei tardi ‘80 l’album Freaks, buco nell’acqua testimone dell’indole arty di Senior e di un Cocker che traffica con romanticismo, canzoni decadenti e atmosfere filmiche. Passa un lustro, il Nostro studia regia a Londra e Separations accoglie la sezione ritmica di Steve Mackey (bassista scomparso nel marzo 2023) e Nick Banks tendendo le orecchie alla “pazza” Manchester.

In verità, pop e pista da ballo non dialogano e un’etichetta dubbiosa lo pubblica un anno e rotti dopo che My Legendary Girlfriend è stata singolo della settimana per il New Musical Express. Eccoci all’estate 1992: tra lo svanire di “baggy” e shoegaze e uno scalpitante britpop, l’apprendistato viene completato presso la Gift, sottomarca Warp che stampa alcuni lavori di piccolo formato assai focalizzati. Si comincia a chiacchierare di tipi cool provenienti dal nord che hanno qualcosa di interessante da dire. Tipi che non vedono l’ora di dare una spallata al circo pop nazionale.

Pop e pista da ballo che provano a dialogare.

Forma e sostanza

Strana bestia, il successo. Lo insegui per un’intera carriera e tuttavia, lungo una seduzione falsamente reciproca, sarà lui a decidere come, quanto e se concedersi. I Pulp approdano alla Island tirando le fila del praticantato nella primavera ‘94 con il vero debutto su LP His ‘n’ Hers. Finalmente l’estro di Jarvis, la glassa elettronica e i lustrini, le cupe tessiture post-punk, la teatralità e il mélo possono sommarsi con armonia in composizioni dove raffinatezza fa rima con immediatezza e dove l’angolazione “art” (patrimonio di Russell e della Doyle) è contenuta e irrobustita dal piglio di Banks e Mackey.

Il frontman funge da collante con le storie di vita vissuta e un’aura da intellettuale pop(olare) privo di pose e affettazione. Da cercare anche in ciò uno dei segreti della formula che centra il bersaglio pure commercialmente e – lungo una serie di passaggi ineludibili – prelude all’ascesa di un talento genuino: il fenomeno cavalcato con agilità e tempismo, le polemiche sfruttate senza un Andrew Loog Oldham o un Malcolm McLaren nel ruolo di burattinaio, la perfezione irripetibile e saggiamente non replicata.

Il metaverso prima del metaverso.

Ulteriore pregio di una band lontanissima dalla semplice meteora, benché l’ariete che entra in migliaia di case sia un antipasto del 33 giri. Fuori a maggio, Common People arriva alla seconda piazza e diventa un tormentone con pieno merito, poiché questa Virginia Plain in salsa Moroder lanciata verso precipizi che non arrivano mai nasconde un acuto commento sociale. Dal punto di vista dell’Io narrante che vi partecipa, la vicenda della ragazza ricca che vorrebbe vivere come il popolo in un’esperienza da “zoo safari” rilascia il vetriolo dopo che la trascinante melodia ti ha conquistato.

Colpo di genio da appaiare a un’occasione colta al volo rimpiazzando gli Stone Roses al festival di Glastonbury in un’esibizione trionfale. L’ultimo pilastro lo posa Sorted for E’s & Wizz, flessuoso singolo sul quale il Daily Mirror imbastisce una squallida crociata antidroga non afferrandone il crepuscolare sarcasmo. Risultato? Derisori chiarimenti del “personaggio pubblico numero uno” Cocker, altra medaglia d’argento nella chart e l’attesa per l’album che cresce inarrestabile.

Glastonbury nun te temo.

Come le star, al Bar Italia

Astuti e seri, i Pulp (raggiunti a chitarra e tastiere da Mark Webber, presidente del fan club) non sono travolti da un insolito destino. Different Class chiarisce immediatamente la condizione di pietra miliare del pop “made in UK”, scolpita da un ensemble al massimo delle possibilità, eccitato (però non distratto) dal clamore e assistito dall’esperto Chris Thomas. Dobbiamo anche al braccio destro “storico” dei Roxy Music un arazzo che, tramite la cura del dettaglio e suoni sgargianti mai sopra le righe, rivela l’umanità di un linguaggio maturo e personale. Incensato dalla critica, il disco vola al primo posto grazie al momento propizio, ma soprattutto per la scrittura stellare, l’universo lirico che qui contrappunta e là contrasta gli spartiti e una bellezza impreziosita da ripetuti ascolti.

C'era una volta oggi.

Tuttora inalterati il fascino e lo smalto dell’inno Common People, della hit Disco 2000 che scippa il riff a Gloria di Umberto Tozzi spalancando un ritornello dal cuore di panna, del magistrale crescendo epico Mis-Shapes e di una Underwear deliziosamente languida come la persona che ami sbirciata in uno specchio, mentre a un’articolata e minacciosa I Spy – grossomodo: Scott Walker che si crede Gainsbourg – replica il moderno William Hogarth che, in Sorted for E’s & Wizz, adotta la verve di Ray Davies per confrontarsi con la generazione rave. Non da meno il resto, dalla leggiadra però malandrina Pencil Skirt al torbido istrionismo Live Bed Show, passando per la virile amarezza di Bar Italia, una Something Changed che omaggia i tardi Smiths, il chiaroscuro elettro-wave F.E.E.L.I.N.G.C.A.L.L.E.D.L.O.V.E. e i Madness rivisitati di Monday Morning.

Abusare consapevolmente dell'effetto glow.

Esplorandone ogni sfumatura espressiva, Different Class rende gli artefici stelle di prima grandezza, tuttavia la “Pulpmania” esige un prezzo. Quando hai i riflettori addosso devi muoverti da acrobata: tutti soppesano frasi e mosse aspettando il passo falso e, insieme alla dimensione privata, puoi perdere anche il controllo. Per fortuna, nella fiera di fragilità altrui che sono anche nostre, qui ci si limita al forfait di Senior e a una pausa biennale, durante la quale il capobanda combatte gli strascichi di una relazione in frantumi, il contrappasso della fama e un blocco creativo. La crisi viene risolta travasando il vissuto in un’arte che cambia pelle: nel 1998 This Is Hardcore porge ombrose e oneste meditazioni sulla popolarità gettando il cuore oltre l’ostacolo. Il cerchio si chiude nel 2001 sui toni folk supervisionati da Scott Walker di We Love Life.

Con l’età arriva il senno in chi si era rotto le ossa passando da una finestra per impressionare una ragazza e ai Brit Awards aveva sabotato Michael Jackson con un’intrusione cabarettistica. In chi, stanco del fracasso, gioca elegantemente tra dischi solisti e camei sul grande schermo, collaborazioni e occasionali reunion dei Pulp. A riassumere lo spirito di Mr. Jarvis nei suoi favolosi Sessanta è Good Pop, Bad Pop, illuminante autobiografia dove una frase in quarta di copertina recita:

E se le cose che nascondiamo dicessero molto più di noi di quelle che mostriamo?

Classe davvero differente, signore e signori.

Pulp Jarvis Cocker 

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