New Music

Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

Tracce

... Tutte le tracce che abbiamo recensito dal 2016 ad oggi. Buon ascolto.

Storie

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

Autori

Chi siamo

Cerca...

Brian Eno: genio prima, durante e dopo la scienza

Le due facce (anzi, facciate) di Before and After Science.

Anche se ha passato i settant’anni, Brian Eno resta imprescindibile. Che ritiri un premio della Biennale di Venezia, pubblichi un disco o vada in tour con una peculiare orchestra, conferma la natura di eclettico, inclassificabile genio che solo un disco può riassumere. Forse.  

  • Artista: Brian Eno
  • Titolo: Before and After Science
  • Anno: 1977
  • Tracklist:
    • No One Receiving – 3:52 (testo e musica: Brian Eno)
    • Backwater – 3:43 (testo e musica: Brian Eno)
    • Kurt's Rejoinder – 2:55 (testo e musica: Brian Eno)
    • Energy Fools the Magician – 2:04 (testo e musica: Brian Eno)
    • King's Lead Hat – 3:56 (testo e musica: Brian Eno)
    • Here He Comes – 5:38 (testo e musica: Brian Eno)
    • Julie with… – 6:19 (testo e musica: Brian Eno)
    • By This River – 3:03 (testo e musica: Brian Eno, Hans-Joachim Roedelius & Dieter Moebius)
    • Through Hollow Lands – 3:56 (testo e musica: Brian Eno)
    • Spider and I – 4:10 (testo e musica: Brian Eno)
  • Formazione:
    • Brian Eno – voce, piano, sintetizzatori, chitarre, tastiere
    • Paul Rudolph, Percy Jones, Bill MacCormick, Brian Turrington – basso
    • Phil Collins, Rhett Davies, Dave Mattacks, Andy Fraser – batteria
    • Fred Frith, Phil Manzanera – chitarre

Contenere moltitudini

Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario d’oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili.
Italo Calvino – Lezioni americane

Ho speso ore cercando un incipit per questo articolo, ma alla fine un filo rosso è apparso. Bastava ricordare che, mentre mi accingevo a scrivere, ricorreva il centenario della nascita di Italo Calvino. Per una questione di affinità elettive, le sue parole sono perfette per descrivere le sfaccettature e la poliedricità di Brian Eno. Pensateci: in principio erano i Roxy Music e il glam più arguto, poi la musica per ambienti e produzioni prestigiose e innovative, oggi ecco una ricerca di architetture, linguaggi e luoghi sonori e la reinvenzione di un classicismo senza sovrastrutture.

Brian Eno non ha età. Sfida il tempo e come un boa ti avvolge in una pelle che muta continuamente. Per lui il futuro è materia da scoprire e ancora da scrivere in un affresco che somiglia ai loop con cui trafficava agli inizi. E nonostante ci abbia spiazzati spesso e volentieri, abbiamo imparato a riconoscere la leggerezza sicura di sé, la lucidità che decide la direzione lungo il percorso sapendo dove non andare, il caso e l’errore trattati da intenzioni nascoste. Di nuovo, tornano in mente le pagine di Calvino in cui la struttura sfugge alle regole muovendosi da sola.

Da par suo, con la modestia dei grandi, il diretto interessato nega l’esistenza della creatività individuale a favore di un aspetto collettivo in cui il singolo appartiene a una rete di connessioni. A prescindere dalla vostra opinione in merito, una domanda sorge spontanea: di quale Eno parliamo? Del catalizzatore di talenti altrui? Del “non musicista” dall’intuito infallibile? Dell’eccentrico, raffinato cesellatore pop? Del teorico e divulgatore che ha restituito la musica all’ambiente e viceversa? Del moderno alchimista alle prese con multimedialità, tecnologia e installazioni?

Confusi? Qui c'è uno schemino.

In realtà, ogni Brian del “qui e ora” contiene anche gli altri. Una personalità non esclude quelle parallele, poiché la convivenza in magico equilibrio è ciò che consente a un’arte talvolta attraversata da un umorismo obliquo di evitare trappole autoreferenziali, di conservare umanità alla faccia di chi la trova priva di emozioni. Ci sono eccome: bisogna soltanto saperle leggere nei discorsi di chi va controcorrente detestando la routine e i cliché, in una ambient a lungo incompresa, in canzoni acute e profonde.

La base di tutto è un’unione di eclettismo e concretezza dove l’espressività prevale sui virtuosismi, dove si forgiano e contemporaneamente si sovvertono le norme, dove ragioniamo sulla natura, la percezione e i significati della musica. Sempre uguale e diverso, Brian Eno è mercurio puro. Tuttavia, dovendo pescare un singolo album che ne catturi l’essenza e la poetica, la scelta cade su Before and After Science. Partendo da ciò che sta a monte, proverò a raccontarvi il probabile capolavoro dell’uomo cui negli anni Settanta dedicavano graffiti definendolo “dio”. Non stavano esagerando.

Leggere in alto a destra per credere.

Da spiagge lontane

I capolavori non arrivano dal nulla. Persino quando colgono l’attimo, alle spalle hanno una traiettoria che sistema le tessere di un mosaico e, nello specifico di Before and After Science, permette di riassumere Brian Peter George Eno e la sua scienza in un universo che, seppur delimitato da un “prima” e un “dopo”, è ancora in espansione. Il big bang risale al 15 maggio 1948, nella quieta cittadina di Woodbridge, Suffolk: il padre è postino, la mamma vanta radici fiamminghe, uno zio lo introduce all’arte moderna e la radio della vicina base militare americana diffonde doo wop e rock’n’roll.

Completata una prima educazione con gli Who, John Cage e la scuola minimalista, il ragazzo – pressoché a digiuno di esperienza sul campo – si costruisce un retroterra mescolando arti visive e plastiche, colta contemporanea e rock primigenio. Tranne la gavetta e la preparazione di base, il terreno di fioritura ricorda quello di Lou Reed: non a caso The Velvet Underground & Nico sarà il punto di riferimento di una seconda metà dei Sixties in cui si industria con nastri e registratore e, acquistata una chitarra, tenta di collegare rock e avanguardia in progetti di breve durata.

Dopo il trasloco a Londra, milita nella Scratch Orchestra di Cornelius Cardew e nella bislacca Portsmouth Sinfonia. Un giorno incontra la vecchia conoscenza Andy Mackay, che ha bisogno di qualcuno che appronti dei demo per i Roxy Music. Di loro ho già parlato diffusamente, quindi salto al giugno 1973: temendo di perdere il controllo “mediatico” di una creatura di successo, Bryan Ferry dà in escandescenze dopo un concerto in quel di York. La tensione ormai insostenibile, Eno esce dal gruppo levandosi un peso dallo stomaco.

Troppi Bri(y)an nel pollaio.

L’entusiasmo viene meno quando scopre di dovere alla Island un bel po’ di soldi: in tutta risposta, a novembre ecco No Pussyfooting, 33 giri con Robert Fripp costato un’inezia. Ostico e ingegnoso, si distingue per l’uso strumentale dello studio e dell’incisione dipanando improvvisazioni di chitarra, nastri e trattamenti che rimbalzano tra gli specchi della copertina. Lo spigoloso preambolo della futura musica per ambienti sconcerta il pubblico, penalizzando le vendite dei dischi successivi a esclusione del debutto solista Here Come the Warm Jets, ventiseiesimo posto in madrepatria nel febbraio ‘74 grazie al cast di prim’ordine (sarà una costante) e a un vigoroso, equilibrato art glam.

L’impetuoso bagliore new wave Needles in the Camel’s Eye e l’aguzzo ribollire Baby’s on Fire, lo sghembo romanticismo della title track e il Phil Spector senza gravità di On Some Faraway Beach, il Bo Diddley bistrattato in Blank Frank e un David Byrne versione “ritorno al futuro” per The Paw Paw Negro Blowtorch, la stridente Driving Me Backwards e i Velvet a Canterbury di Cindy Tells Me sono bizzarri miracoli di sensazionale e sorprendente attualità. Partenza migliore non avrebbe potuto esserci.

Cose di un altro mondo (verde)

L’eccezionalità del pop “made in Eno” è sottolineata da Taking Tiger Mountain (by Strategy) entro una decina di mesi, trascorsi superando un collasso polmonare, consegnando il 45 giri Seven Deadly Finns / Later On, interrompendo un tour a capo degli Winkies, producendo John Cale e Nico e verniciando The Lamb Lies Down on Broadway. Comprensibile che un’euforia di chiaroscuri caratterizzi l’irresistibile cantilena Burning Airlines Give You So Much More, il proto goth Third Uncle che i Bauhaus rileggeranno, una stranita The Fat Lady of Limbourg, il valzer lisergico Back in Judy’s Jungle e le Mother Whale Eyeless e The True Wheel che battezzano Magazine e Wire.

Della grafica in cui campeggiano fantasmatici ritratti si occupa Peter Schmidt, con il quale Eno ha realizzato Oblique Strategies, un mazzo di carte con aforismi da opporre allo stallo creativo sulla scorta dell’I Ching e di analoghe operazioni dell’artista Fluxus George Brecht e dello stesso Schmidt. Spostando la scintilla su fattori esterni, ottiene splendidi imprevisti come gli episodi che in Taking Tiger Mountain (By Strategy) annunciano i “quadri” di Another Green World, apice del Brian dedito alle canzoni per coloro che non eleggono Before and After Science. Qui tessiture allestite in diretta e una voce defilata prendono spunto dalle “Strategie” e dal krautrock, si confrontano con esotismi e sospensioni e con lo scheletro dell’ambient, che nel frattempo è scaturita da un intreccio di vissuto, concettualità e conoscenza della storia.

A metà tra i tarocchi e i biscotti della fortuna, ma più indie.

Nel gennaio 1975 Eno è investito da un taxi: durante la convalescenza l’amica Judy Nylon gli porta un disco di brani per arpa, ma quando lo suona il volume è bassissimo e funziona soltanto un canale. Non potendo alzarsi dal letto, deve ascoltare in quelle particolari condizioni, rimugina su Erik Satie e su musiche (con)fuse con ciò che le circonda. Da qui la grazia incontaminata, la poesia e il collagismo sottili di Another Green World, illuminato d’immenso dall’incastro Sky Saw e dalla giostra St. Elmo’s Fire, da una vibrante I’ll Come Running e da un’ombrosa In Dark Trees, dall’elegiaca Everything Merges with the Night e dalla fiabesca Golden Hours.

La svolta influenza gli altri LP di un’annata chiave: l’onirico Evening Star con Fripp e soprattutto un epocale Discreet Music, che concretizza la vena ambientale in variazioni sul Canone in Re maggiore di Johann Pachelbel, eteree sinfonie d’echi e rifrazioni, note tecniche e teoriche sul rapporto di causa/effetto tra il succitato aneddoto e l’album. Per la prima volta compaiono nome e cognome del Nostro e il tutto è pubblicato da Obscure, marchio autogestito con distribuzione Island che ospiterà Gavin Bryars, Michael Nyman e Penguin Cafe Orchestra, il cui intero catalogo è stato ristampato a fine 2023 dall’italiana Dialogo nel cofanetto The Complete Obscure Records Collection. Tornando a quei giorni, tra i primi a cogliere l’importanza della svolta e chiedere l’apporto di Brian gli esordienti Ultravox! e un David Bowie che sta approntando la trilogia berlinese. Hai detto niente.

Completa e sufficientemente oscura.

Lungo questo fiume

In questa vicenda ogni album reagisce al precedente mentre sparge i semi della mossa successiva. Significativo in tal senso il passaggio da Another Green World a Before and After Science, distillato che costa fatica, ripensamenti e un estenuante lavoro empirico spalmato lungo due anni tra Londra e Colonia, risolvendo la coazione a non ripetersi e i conseguenti dubbi sulla riuscita, la ferrea selezione del materiale e una minuziosa calibrazione delle risorse strumentali ed esecutive.

La sintesi rappresenta un punto di arrivo non solo perché passeranno quasi tre lustri prima di risentire Eno cantare: in moltissimi visiteranno panorami che, replicando la metodologia adottata con Bowie, sono separati su facciate diverse come il giorno e la notte però ugualmente complementari. Qui un rock scagliato nel domani tramite funk terzomondista, country marziano e uno stile che ormai ha se stesso come bussola. Giri il vinile e dominano soffuse malinconie, un respiro tra cosmico e bucolico, toni d’acquerello e superfici cristalline.

A unificare tutto il senso d’insieme, una penna a livelli stellari, intarsi ritmico-melodici di ingannevole semplicità, la nostalgia di passati e futuri immaginari che tocca corde profonde e intime. In seguito, l’artefice approfondirà il concetto di musica “generativa”, nondimeno già Before and After Science si sviluppa autonomamente superando filosofie e dottrine per sbocciare in una bellezza nella quale l’emisfero ambient dialoga in perfetta sintonia con quello pop e quanto è stato escluso aleggia comunque su stratificazioni e forme di elaborata austerità.

Tutto a posto, Major Tom?

Non togli nulla da un haiku di trentanove minuti che decolla dal ticchettante funk No One Receiving e atterra sulla piovosa delicatezza di Spider and I. Nel mezzo gioielli di caratura suprema: la vivace Backwater guidata da Jaki Liebezeit dei Can, un’incalzante King’s Lead Hat che omaggia i Talking Heads con l’anagramma del titolo e preconizzandone la black mutante, il guizzo etnico in anticipo su Remain in Light di Kurt’s Rejoinder, il gassoso enigma Energy Fools the Magician. Se Here He Comes è luccicante trascendenza roots, l’umorale Julie with… e la contemplativa Through Hollow Lands (for Harold Budd) vivono di una falsa distensione sciolta da By This River, sublime struggimento in compagnia dei Cluster e capolavoro dentro il capolavoro.

Teste parlanti, ma non solo.

Da quel dicembre 1977 così lontano eppure così vicino, il prosieguo di una carriera impossibile da riassumere in poche righe ha visto crescere progressivamente e meritatamente una brillante “star intellettuale” che, in un tragitto di presenti continui, evoluzioni coerenti e contraddizioni risolte, ha scoperto altri mondi verdi dove regnano talento e intuito, rigore e astrattismo. Perché se geni si nasce, maestri si diventa. O è forse il contrario, caro Brian Peter George Eno?

Brian Eno Talking Heads The Velvet Underground John Cale Robert Fripp 

Ricevi le newsletter di Humans vs Robots. Scrivi qui sotto la tua mail e clicca "Iscrivimi".

Nelle ultime 24 ore si sono iscritte 1 persone!