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Corpus Delicti: Masquerade
Trucco e parrucco prendono forma

Maschere che uccidono.

Le fanzine e le riviste specializzate cominciano a parlare sempre più della band, forte di un’immagine convincente e un sound che si differenzia dal goth sisteriano più in voga del periodo.

Proprio il desiderio del gruppo di farsi strada e segnare un solco dentro quel genere fa gettare la spugna a Franck, legato a suoni più asciutti e tipicamente darkwake che mal si amalgamano con certa pomposità. Gli subentra Jérôme Schmitt, che riceve il suo battesimo del fuoco suonando su un EP in fase di composizione avanzata, Noxious (The Demon’s Game). I quattro brani presenti mostrano le diverse facce della band fino a quel momento. Ordinary Story (ripescata dal demo e ricantata per l’occasione) è ancora figlia del post-punk più sfrenato, Ra viaggia in Medioriente tra percussioni e tastiere evocative, la title track è il primo segno che il sound sta prendendo una nuova forma, più aggressiva e d’impatto.

Nel poker di brani, quello forse più rappresentativo a 360 gradi di ciò che sarebbe venuto è Masquerade, pezzo assolutamente non banale, dove si susseguono diverse sezioni magistralmente legate tra loro e troviamo un Sébastien davvero scintillante. Come al solito la ritmica è fantasiosa e creativa, lasciando il giusto spazio alla chitarra per le cesellature armoniche: innegabilmente, una delle gemme nascoste nella discografia dei Corpus Delicti. Per i completisti, la versione remix di Ordinary Story la si recupera solo qui, mentre gli altri brani (tranne appunto la title track che fu esclusa dalla ristampe della D-Monic) si trovano su tutte le ristampe successive di Sylphes o nel recente box set della Cleopatra.

Corpus Delicti 

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