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Corpus Delicti: Dusk of Hallows
Quattro tizi raccomandabili

Corpus Delicti
Dusk of Hallows

Come reagire a un capolavoro con un altro capolavoro.

Il 1994 è sicuramente l’anno della consacrazione per i Corpus Delicti: grazie al lavoro svolto fino a quel momento la loro reputazione nel giro goth cresce a vista d’occhio, sia per la qualità del materiale sia per le incendiarie performance dal vivo. Se ne accorge anche quella vecchia volpe di William Faith, che li fa salire sul carrozzone del Procession Tour in America – assieme ai suoi Faith and the Muse, ai Das Ich e ai Rosetta Stone – per una serie di date ormai leggendarie e raccontate anche in un mini-documentario.

Oltre a questo, una manciata di concerti come headliners e il supporto nelle date francesi del tour di Rozz Williams, con una piccola appendice italiana in quel di Torino, chiamati all’ultimo momento a sostituire Gitane Demone, bloccata alla frontiera. Nel frattempo (viva l’energia giovanile!) riescono anche a pubblicare il secondo album, l’ambizioso Sylphes.

L’apertura con Patient fa capire da subito che le carte in tavola sono davvero cambiate: i puristi con i paraocchi (e con i tappi di cerume nelle orecchie) gridano sdegnati «Metal!», ma la realtà è un’altra: per la prima volta in un loro brano fa capolino il rock. Un riff aggressivo e distorto di chitarra con accordatura ribassata in Re è il loro benvenuto nel nuovo mondo dei Corpus Delicti, ormai aperti a qualsiasi tipo di contaminazione che possa arricchire il loro sound. Troviamo quindi inediti duetti vocali con voci femminili (sempre Patient), il primo vero e proprio classico riempipista del loro catalogo (Saraband), una nuova versione pomposa e ultragoticizzata di Noxious, la delicatezza impalpabile e romantica di The Smile of Grace… Insomma, ben lontani dall’essere rinchiusi in uno schema, i Corpus Delicti si appropriano sì degli stilemi prettamente goth, ma li plasmano a proprio piacimento pubblicando il loro lavoro più eterogeneo e vario. In mezzo a divertissements macabri (Private Slaughter), sperimentazioni da studio (Red), spirali paranoiche (Circle) e lunghe suite oppressive (The Awakening).

Troviamo anche questa Dusk of Hallows (splendida anche dal vivo), una delle vette dell’album. Manco a dirlo, sezione ritmica, arrangiamenti e vocalità sono ai massimi livelli, con l’aggiunta di un inedito violino che aumenta la drammaticità poetica di alcune sezioni per un brano che uscisse oggi si griderebbe al miracolo in quanto a complessità, abituati ormai come siamo a una darkwake fatta di cassa dritta e due melodie due. Di qui in poi per i Corpus Delicti la strada è aperta, ma ancora non hanno finito di sorprenderci.

Corpus Delicti 

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