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Corpus Delicti: Dragon Song
Colei che stava dietro a tutte queste canzoncine tastieristiche

Tributare con stile.

È innegabile che una delle influenze principali dei nostri siano stati i Bauhaus. E come potrebbe essere altrimenti? Il quartetto di Northampton rappresenta il punto zero di tutto quello che è stato poi definito goth, e in quattro anni ha messo su disco ogni sfaccettatura possibile dell’allora neonato genere musicale. Impossibile dunque sottrarsi anche solo marginalmente alle influenze dei Signori del Dark.

C’è da dire però che i Corpus Delicti sono sempre riusciti a filtrare le loro influenze, facendo in modo che il tutto risultasse il più possibile personale: solo due volte si sono davvero spinti oltre. La prima l’anno precedente con Sylphes, che saccheggiava / tributava King Volcano. La seconda con Dragon Song, splendida ballata crepuscolare originariamente presente nella prima stampa di Obsessions come ghost track, figlia diretta di quella The Three Shadows (Part 1) che apriva il secondo lato dello splendido terzo lavoro (come lo era appunto Obsessions per i ragazzi di Nizza – coincidenze?) The Sky’s Gone Out.

Va sottolineato comunque che, passato l’impatto iniziale (le pause, le svisate di basso, gli echi in lontananza), il brano ammalia e rapisce, trasportando l’ascoltatore letteralmente in un altro mondo. Uno splendido modo di chiudere a sorpresa il disco, motivo per cui la ristampa del 1997 a opera della Nightbreed è quantomeno discutibile. Tracklist con brani aggiunti provenienti da session del 1996 e 1997, ordine delle canzoni completamente mescolato (motivo per cui ci troviamo Dragon Song come quart’ultimo pezzo), copertina sicuramente più d’effetto, ma che snaturava il concept di partenza, preferendo una pur iconica foto di gruppo. Stessa cosa per le versioni recenti su Spotify & Co. Migliore allora la versione del 2011 su D-Monic, dove perlomeno l’ordine delle tracce originale veniva rispettato, con le bonus tracks a seguire. Peccato che la ristampa recente su vinile da parte di Cleopatra Records ricalchi il mischione tedesco del ‘97. Pazienza.

Corpus Delicti Bauhaus 

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