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Corpus Delicti: Chaos
Aged but still stylish

Il ritorno eccellente che non ci si aspettava.

Negli oltre vent’anni trascorsi lontano dalle scene come unità, escludendo Roma, abbiamo trovato ex membri del gruppo coinvolti in diversi progetti (Kuta, Press Gang Metropol, NKVD, Curl, Kom-Intern), tutti più che meritevoli di ascolto.

Il culto dei Corpus Delicti, però, non è mai realmente scemato, grazie anche a un paio di compilation postume, alle ristampe a opera della D-Monic (con i tre album storici riempiti di rarità su CD e privati di qualche pezzo qua e là nelle limitatissime edizioni in vinile) e a una ricca e corposa biografia uscita per la Camion Blanc (solo in francese). Un hype che, poco alla volta, si è ingrandito fino ad arrivare alla reunion.

La prima data a Cannes ha lasciato tutti a bocca aperta: se da una parte il tempo è tiranno e se la prende con capelli ed etti di troppo, dall’altra è innegabile quanto la qualità dei nostri sembra rimasta intatta. Certo, qualche sbavatura data dall’emozione, ma sono dettagli che man mano che il tour è proseguito (anche in Italia, a Torino, Roma, Caserta e Carpi) sono stati limati, sino alla gloriosa chiusura a casa loro, Nizza, dove hanno riproposto per intero Twilight, qualche vecchio classico e (sorpresa!) un brano nuovo di pacca.

La cosa difficile per la line-up attuale era quella di riuscire a far suonare interessante qualcosa di nuovo senza perdere di vista il sound che aveva contraddistinto la band. Gli equilibri sono importanti, e già lo avevano notato quando, dopo il debutto, Franck se ne era andato per lasciare il posto al più goticheggiante Jerome, ancor di più quando avevano aggiunto David come quinto elemento. Ovvio poi che Franck stesso, Chrys e Sébastien giocavano sul sicuro, ma come sarebbe andato il nuovo Laurent dietro le pelli? Mica andava a ricoprire un ruolo qualunque eh!

E quindi, alla prova del nove, com’è questa Chaos? La prima cosa che salta all’orecchio è… Roma. Nonostante la sua sfortunata assenza, infatti, i Nostri hanno ricreato il più fedelmente possibile quel sound tribale e ossessivamente fantasioso, riuscendo a inserire tutti gli ingredienti di un gran pezzo alla Corpus Delicti e aggiornandolo quel tanto che basta per non farlo sembrare uno scarto degli anni Novanta, senza snaturare ciò che è stata l’anima della band. Con il solito vecchio grande William Faith dietro al mixer, il brano è efficace, letale, orecchiabile, lontano da qualsiasi altra cosa in ambito goth che non siano i Corpus Delicti.

Speriamo che sia solo il primo tassello per un mosaico che ha ricominciato ad ampliarsi.

Corpus Delicti 

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