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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

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... Tutte le tracce che abbiamo recensito dal 2016 ad oggi. Buon ascolto.

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Ascesa, caduta, e nuova ascesa dei Corpus Delicti

Miniguida in forma di playlist per la (ri)scoperta della goth band più famosa di Francia.

C’è stata una generazione di nerovestiti sfortunati, troppo giovani per godersi il post-punk nel suo momento migliore, troppo vecchi per abbracciare appieno il revival dei primi anni Zero e sentirsi appagati da quei suoni nuovi. Si era orfani, circondati da cloni dei cloni dei peggiori Sisters of Mercy, da noiose nenie finto neoclassiche (non tutti avevano la classe degli Ataraxia), da chitarrine scordate o da una cassa dritta imperante. Poi, dal nulla, è venuto fuori un Frankenstein.

Vi mancava il drumming fantasioso di Budgie dei Banshees? La voce profonda ed evocativa di Peter Murphy dei Bauhaus? Il basso portante di Simon Gallup dei Cure dal 1980 al 1982? Le chitarre liquide dei Sound? Les jeux sont faits: dalla ridente Costa Azzurra ecco i Corpus Delicti. Due demo, tre album, un EP e un progetto – invero molto diverso – uscito a nome Corpus prima dello scioglimento nella seconda metà degli anni Novanta. Tutto per entrare di diritto nella leggenda.

Poi la reunion, quanto di meno pianificato sia stato fatto nella musica. Il tutto nasce sul finire degli anni Dieci del Duemila dalla voglia degli ex membri (sempre in ottimi rapporti) di condividere delle vecchie foto aprendo una pagina Facebook e un account Instagram. Da lì la sorpresa nel vedere che, nonostante fossero passati più di vent’anni, il loro pubblico non solo c’è ancora, ma è addirittura aumentato. E allora, messi sotto pressione, pubblicano un libro fotografico in poche decine di copie. Risultato? Esaurito in men che non si dica. Troppo allettante l’idea di una festa, un paio di concerti in memoria dei tempi che furono, ed è lì che il nucleo originale di Twilight, il loro debutto, si mette a provare. Sebastian, Chrys, Franck e Roma tolgono la ruggine, e man mano che passano le settimane è evidente quanto i Nostri siano ancora sul pezzo.

Poi arriva la pandemia e la faccenda rallenta, i piani si dilungano e soprattutto la malattia viene a bussare alla porta di Roma. Lei che, assieme a Chrys, è stata la fondatrice del gruppo e con lui l’unica figura presente su ogni registrazione (compreso il progetto Corpus) non può più suonare. L’artrosi le impedisce di impugnare le bacchette per più di qualche minuto, figurarsi un intero concerto. Per fortuna, gli altri trovano nell’amico Laurent Tamagno un valido sostituto (compito non facile dato che il drumming di Roma era uno dei punti chiave del suono). I concerti vanno bene, cominciano ad arrivare altre richieste, sia in Europa che in Sudamerica, e tra una cosa e l’altra sono quasi due anni che la band si è rimessa in moto sul palco.

Vale la pena dunque ripercorrere la loro storia con dieci brani che non siano un mero Best of, bensì un tentativo di guidare l’ascoltatore attraverso lo sviluppo sonoro della loro carriera, oltre che tracciare una linea che sia il più possibile esaustiva su quanto hanno dato e continuano a dare alla musica goth e non solo.

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