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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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17 Re: l’apice creativo dei Litfiba

Quando il secondo disco è quello buono. Anzi, il migliore.

Forma e sostanza. Il nucleo originario dei Litfiba tocca il punto più alto della sua carriera (e di tutte le successive reincarnazioni della band) nel 1986, con un album epico, imponente, genuino, e soprattutto libero da qualunque vincolo commerciale o discografico. Il ponte perfetto tra un passato new wave e un futuro di rock da classifica.

  • Artista: Litfiba
  • Titolo: 17 Re
  • Anno: 1986
  • Tracklist:
    • Resta – 2:55 (testo e musica: Litfiba)
    • Re del silenzio – 4:07 (testo e musica: Litfiba)
    • Café, Mexcal e Rosita – 3:14 (testo e musica: Litfiba)
    • Vendette – 5:34 (testo e musica: Litfiba)
    • Pierrot e la luna – 4:00 (testo e musica: Litfiba)
    • Tango – 4:36 (testo e musica: Litfiba)
    • Come un Dio – 5:15 (testo e musica: Litfiba)
    • Febbre – 3:49 (testo e musica: Litfiba)
    • Apapaia – 5:01 (testo e musica: Litfiba)
    • Univers – 5:19 (testo e musica: Litfiba)
    • Sulla terra – 4:19 (testo e musica: Litfiba)
    • Ballata – 3:54 (testo e musica: Litfiba)
    • Gira nel mio cerchio – 3:37 (testo e musica: Litfiba)
    • Cane – 2:51 (testo e musica: Litfiba)
    • Oro nero – 3:45 (testo e musica: Litfiba)
    • Ferito – 4:26 (testo e musica: Litfiba)
  • Formazione:
    • Piero Pelù – voce
    • Antonio Aiazzi – tastiere
    • Ghigo Renzulli – chitarre
    • Gianni Maroccolo – basso
    • Francesco Magnelli – pianoforte e arrangiamenti
    • Ringo De Palma – batteria
Un giorno, nella cantina di via De’ Bardi, trovai uno scorpione, e usando dei grossi guanti lo catturai. Mi dispiaceva ucciderlo e ancora non avevo deciso che farne. Nel frattempo presi una grossa scatola di fiammiferi vuota e ce lo chiusi dentro e momentaneamente me ne dimenticai. Il giorno dopo mi ricordai dello scorpione e dopo aver ripreso la scatola la riaprii. Rimasi a bocca aperta: si era suicidato. Si era infilato il pungiglione del veleno nella schiena. Aveva preferito morire piuttosto che stare rinchiuso in una gabbia. Raccontai tutto a Piero che ebbe l’idea di utilizzare l’avvenimento nella composizione del testo di Resta.
Ghigo Renzulli

Ti porterò lontano

Quando 17 Re arriva nei negozi di dischi è il dicembre 1986 e da tempo i Litfiba sono una delle più interessanti realtà della “nuova” musica italiana. Nata nel 1980, la band ha raggiunto importanti obiettivi: la vittoria del festival nazionale Il rock italiano mette i denti nel 1982, che ha permesso di realizzare il 45 giri Luna / La Preda promosso dalla Fonit Cetra; la composizione della visionaria colonna sonora teatrale per l’Eneide messa in scena dalla compagnia fiorentina Krypton; concerti in giro per l’Italia e qualche data all’estero con un particolare feeling ricambiato con la Francia; l’interesse crescente della stampa specializzata che culmina con l’uscita, nel marzo 1985, del primo album Desaparecido, incoronato “album dell’anno” dai lettori di Rockerilla.

Probabilmente la più antica testimonianza video live dei Litfiba (con ancora Francesco Calamai alla batteria).

Non è successo per caso. Nei primi anni ‘80 Firenze è un calderone che ribolle di particolari fermenti in ambito musicale. Con qualche anno di ritardo, le tendenze d’oltremanica si stanno facendo largo anche alle nostre latitudini e le formazioni che si rifanno al punk e alla new wave non sono rare. A Firenze, nomi come Diaframma, Neon e Moda rappresentano la punta dell’iceberg di un momento speciale e favorevole a incontri creativi. Nel caso specifico della band toscana, la scintilla scocca nella sala prove che il chitarrista Federico Renzulli detto Ghigo ha allestito ristrutturando un’ampia cantina affittata in via De’ Bardi, a poche centinaia di metri da Ponte Vecchio.

Chi suona in città la conosce bene, perché lo spazio è spesso aperto a jam session improvvisate. Nel 1980 Renzulli ha ventisei anni e ha da poco concluso l’esperienza con i Cafè Caracas, un gruppo vicino allo stile dei Police, fondato insieme a Raf, ed è alla ricerca di nuove opportunità. L’incontro con il bassista Gianni Maroccolo è il punto di partenza di un nuovo progetto cui presto si aggregano altri musicisti e dove riferimenti stilistici che divergono per gusti ed esperienze finiscono con il fondersi rendendo il risultato interessante.

Ghigo ama principalmente il classic rock da Jimi Hendrix ai Led Zeppelin, al ventenne Maroccolo piacciono prog e new wave, il tastierista Antonio Aiazzi ha un’impostazione classica, mentre il cantante Piero Pelù – giovane e ultimo a unirsi al gruppo – è affascinato dal punk e proviene dai Mugnions. Nei primi anni si avvicendano diversi batteristi finché, a partire dal 1983, il ruolo è definitivamente appannaggio di Luca De Benedittis, in arte Ringo De Palma.

I primi cinque anni trascorsi assieme sono un crescendo di opportunità che permettono la rapida maturazione. Il gruppo ha trovato presto uno stile peculiare, che muove dalle trame oscure della new wave e si contamina con il rock con visionari testi in italiano, e certo le esibizioni live non passano inosservate. Merito innanzitutto del feeling tra i componenti, della forza delle composizioni e, non da ultimo, del carisma teatrale del cantante. In concerto Pelù non è soltanto la voce dei Litfiba, ma una presenza che domina il palco con movenze imprevedibili come uno sciamano che evoca spiriti. Magnetico e sicuro di sé, è un leader per lo meno in termini di estetica e, di conseguenza, influenza in maniera determinante sia la percezione che il giudizio del pubblico.

Pelù come presenza al mitico Tenax di via Pratese.

Non è solo una questione di forma, perché di sostanza ce n’è eccome. Diversamente da quello che potrebbe credere chi li ha conosciuti dopo l’affermazione commerciale, i Litfiba degli anni Ottanta vantano un grande equilibrio tra i ruoli. Senza che nessuno strumento predomini, in primo piano trovi spesso il poderoso basso di Maroccolo e le fantasiose trame di Aiazzi, mentre gli inserti di chitarra sono essenziali ed efficaci.

In fase di composizione i Litfiba si affidano allo schema della jam, come racconta Renzulli nell’autobiografia 40 anni da Litfiba:

Utilizzavamo un sistema molto democratico di lavoro: si cominciava a suonare e ognuno faceva un po’ quel cazzo che gli pareva e piaceva finché, improvvisando, non si arrivava a qualcosa di interessante. A quel punto ci si fermava e si cominciava a sviluppare tutti insieme quell’idea. Il trio compositivo strumentale era normalmente formato da Antonio, Gianni e me, su cui Piero cantava in perfetta autonomia costruendoci sopra le sue melodie vocali e le sue liriche. […] Ci sono stati dei periodi molto liberi dove si entrava in sala prove e si improvvisava e basta, magari dopo esserci fatti una bella canna, e si registrava per ore.

Desaparecido è un primo punto di svolta e presenta una band che ha già raggiunto una grande personalità e sa coniugare in modo originale new wave e melodia, abbracciando influenze diversificate e riuscendo a calare un sound moderno in un contesto italiano desideroso di novità sonore. Un traguardo che rende consapevole dei propri mezzi un gruppo pronto a evolvere ancora.

Colorando il nero dell’orizzonte

Da un punto di vista creativo, 17 Re è probabilmente il punto più alto dei Litfiba, proprio perché arriva in un frangente dove ogni cosa è al posto giusto: crescita artistica, esperienza, grande feeling tra i componenti della band, assenza di particolari vincoli discografici o commerciali, l’incoscienza della gioventù che porta a esplorare e il desiderio di sperimentare. Tutti fattori che contribuiscono in modo determinante a innalzare il livello di ispirazione complessivo. Così al riguardo Gianni nel volume Fuori dal coro. La vera storia dei Litfiba di Federico Guglielmi:

17 Re è stato la massima espressione libera dei Litfiba, nel senso che tutti e cinque siamo riusciti a inserirci ciò che volevamo: per noi questa cosa, che non è mai successa né prima né dopo, era il vero punto di forza del disco.

Ne viene fuori un’opera solenne, che consegna a una quindicina abbondante di brani l’essenza dei Litfiba di allora. Nei testi Pelù non utilizza ancora il registro diretto che lo caratterizzerà, ma possiede un tratto più evocativo: la fulminante Resta che apre l’album è dedicata alla tragedia nucleare di Černobyl′, con riferimenti che lasciano ampio spazio all’interpretazione. In tre minuti estremamente densi, la band fiorentina sembra aprirsi a un’energia vitale rinnovata, come a dichiarare fin dal principio che, con le nuove produzioni, è pronta a scavalcare le atmosfere di Desaparecido e collocarsi in uno spazio più ampio e aperto a influenze diverse, senza snaturare il proprio percorso. La trama ondulata del basso su cui poggia la successiva Re del silenzio si muove proprio in questa direzione, accostando il sound delle origini alle armonie di un rock europeo e a liriche che rimandano ai tormenti di un amore finito.

È un inizio che mette in chiaro una cosa: pur in continuità con il percorso della band, 17 Re è un disco che non ha nulla a che vedere con il passato, perché compie più di un salto in avanti. Aver gettato basi solidissime nei sei anni precedenti consente di poter osare senza più il rischio di venire fraintesi, di sperimentare e permettersi divagazioni apparentemente insensate, giocando con la musica, i suoni, le melodie. Un brano come Café, Mexcal e Rosita è la viva rappresentazione di questo approccio, ma la successiva Vendetta cambia ancora strada, accostando elementi che sciolgono la tensione iniziale con lampi di energia e la forza dirompente delle trovate inaspettate: un ritornello ipnotico, un finale esplosivo, un assolo di chitarra che sembra non finire mai.

Live alla TV francese.

Pierrot e la luna, ispirata al Pierrot Lunaire di Arnold Schönberg e all’opera di Albert Giraud, è uno degli episodi più brillanti: poesia in musica che trasporta e commuove, grazie a un testo immaginifico e a un’orchestrazione corale densa di forza espressiva. In Tango, invece – uno dei pezzi anti-militaristici da sempre presenti nella poetica di Pelù –, ci si diverte a impastare registri differenti, mentre Come un Dio è un affresco visionario e catartico che mescola atmosfere opposte passando dal buio alla luce in pochi passaggi.

L’energia si trasformerà

Febbre è un viaggio allucinato e tribale in continuo crescendo nel quale immergersi fino a rimanere storditi. «Ferma la mia sete/bevi la mia febbre» urla il cantante, e appena le acque agitate si placano, ecco le prime note di Apapaia. Un cambio di marcia che riporta alla dimensione di rock band matura e audace, in grado di comporre un inno generazionale, un classico irrinunciabile in ogni esibizione dal vivo. Qualcosa di profondo e impegnativo, tecnicamente perfetto. Forse è in questo punto della scaletta che appare davvero evidente che disco imponente sia 17 Re.

Sul quanto è difficile cambiare un'idea.

Ma non è ancora finita, perché da qui in avanti ci si avvia dentro territori sempre più audaci, come a marcare la forza e le possibilità di un gruppo all’apice della creatività. Il girotondo ipnotico di Univers, Sulla terra e il suo inequivocabile messaggio pacifista, attraverso cui i Litfiba si confrontano con la musica d’autore di qualità. Ballata, ennesimo pezzo pregiato e ultimo bagliore luminoso prima di un finale cupo e ossessivo, le robuste dissonanze di Gira nel mio cerchio, la ruvidezza istintiva e graffiante di Cane, le suggestioni orientali di Oro nero, le coraggiose innovazioni di Ferito sono un manifesto delle potenzialità dei Litfiba, ma possono essere questo e tante altre cose diverse e complementari. Sono lo zenit creativo di un’esperienza unica.

Racconta Pelù al proposito:

Il disco è stato un "legante". Non è un caso che si ponga tra Desaparecido, l’album più new wave, dal punto di vista artistico e musicale, e Litfiba 3, la porta che si è aperta verso i nostri anni '90 e verso la virata più rock. Dentro 17 Re c’è tutto: dalla psichedelica al punk, passando per la new wave, le canzoni più cantautorali e anche le ballate più melodiche […] davvero tanto stile, soprattutto del periodo artistico che stavamo vivendo. Dal 1983 avevamo cominciato a girare in tour in Francia. Il fatto di suonare all’estero è stato davvero un valore aggiunto, avevamo la fortuna di partecipare ai festival, soprattutto in quelli dove ci potevamo confrontare con musicisti provenienti da tutta Europa e dal mondo. Questo significa che tutte queste influenze sono confluite per la prima volta in un nostro album che abbiamo composto, tra l’altro, in un periodo relativamente molto breve. Componemmo la bellezza di molto di più di quelle canzoni, 16, che poi finirono sulle quattro facciate del disco, ognuna con la propria ragione di esistere.

Tra i pezzi esclusi dalla scaletta spicca la title track, di cui si conosce soltanto una parte del testo, pubblicato nell’edizione in vinile dell’album. Del brano parla Maroccolo, rispondendo ai fan su un forum dedicato al gruppo:

Abbiamo registrato a livello di "demo" due o tre versioni di 17 Re. Durante la composizione del disco, registravo i provini su un 8 tracce a nastro e ricordo bene che alla fine fermammo una versione niente male. Ma anche quella alla fine non convinceva tutti e quindi lasciammo perdere. A mio avviso, a risentirla, non era così poi malaccio, anzi, direi che era proprio bella.

La vicenda del nucleo storico durerà ancora fino alla fine degli anni Ottanta, quando divergenze artistiche porteranno all’uscita di Maroccolo e Aiazzi, anche se il tastierista continuerà a collaborare a lungo. Un epilogo segnato dalla prematura scomparsa di Ringo De Palma, da cui nasceranno dei Litfiba nuovi guidati dai soli Renzulli e Pelù, che ne modificheranno i connotati iniziali raccogliendo ampi consensi di pubblico.

Soltanto nel 2013 ci sarà la possibilità di vedere ancora insieme Maroccolo, Aiazzi, Renzulli e Pelù, grazie al tour celebrativo Trilogia 1980-1989, nel corso del quale la band riproporrà i vecchi brani nella formazione originale. Una buona metà delle canzoni in scaletta proverrà proprio da 17 Re. Un regalo inaspettato ed emozionante, che ha permesso di fermare il tempo per un’ultima volta e di restituire al pubblico questa incredibile esperienza.

Tra tristezza e nostalgia.

Litfiba Piero Pelù Ghigo Renzulli Gianni Maroccolo 

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