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Depeche Mode: Only When I Lose Myself (The Singles 86-98, 2001)
La copertina del singolo

Depeche Mode
Only When I Lose Myself (The Singles 86-98, 2001)

Un posto al sole.

Il periodo che va dal 1993 al 1998 è perfettamente bipolare. Sul piano artistico i DM esplodono in tutta la loro grandezza, capitalizzando il successo planetario di Violator pur senza ripetersi, confezionando due dischi incredibili come Songs of Faith and Devotion e Ultra, realizzando un tour mondiale nelle arene di tutto il mondo e sopravvivendo da protagonisti a un periodo che musicalmente concepiva solo epigoni dei Led Zep vestiti da boscaioli del Nebraska.

Ma anche sul piano personale esplodono: Dave Gahan tenta il suicidio, entra ed esce dalle cliniche di disintossicazione e sopravvive per un pelo a un’overdose di speedball; Martin Gore si abbandona all’alcolismo tra una crisi epilettica e l’altra; Andrew Fletcher sprofonda nella depressione e Alan Wilder, il mago dei suoni, il musicista più talentuoso del gruppo, il vero produttore dei precedenti dischi del gruppo, se ne va sbattendo la porta.

Ultra rimane senza tour di supporto - il Devotional Tour aveva già causato abbastanza danni alla band, e in ogni caso Dave Gahan era ancora ai minimi termini - così la Mute decide di giocarsi la sempreverde carta del greatest hits. Anzi, le carte sono addirittura due: una nuova edizione rimasterizzata di The Singles 81>85 (già uscita nel 1985 e pubblicata negli USA con il titolo Catching Up with Depeche Mode: raccolta che aprì alla band le porte del mercato americano) e la nuova raccolta The Singles 86>98. Only When I Lose Myself è l’inedito che impreziosisce la collezione, e pur infilato tra i più grandi classici del gruppo merita il suo posto al sole.

Nonostante sia una ballad, nonostante ruoti attorno al sempieterno tema dell’amore (sofferto, ma sensuale, lacerante, ma paradisiaco, combattuto, ma assoluto…), Martin Gore rinuncia a metterci la voce e lascia l’onere a Gahan, che si produce in una prova notevole arricchendo di inflessioni r’n’b un brano che avrebbe potuto risultare altrimenti stucchevole. Il video ufficiale è firmato da Brian Griffin, già autore delle prime copertine dei DM: grande fotografia e qualche auto-citazione di video-clip precedenti.

Brian Griffin Depeche Mode 

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