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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

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... Tutte le tracce che abbiamo recensito dal 2016 ad oggi. Buon ascolto.

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Tenacious D: Wicked Game
"Spogliato" nel vero senso della parola

Il punk rock spogliato di ogni suo estetismo.

Il rock una volta era dissacratorio.  Scardinava il sacro, la tradizione, le istituzioni religiose e non. David Bowie e Ziggy ne sapevano qualcosa. Il rock una volta era profanatorio. Quelli che benpensavano si strappavano i capelli di fronte a certe uscite, arrivando a fare manifestazioni pubbliche per mettere alla gogna certi artisti o album. Da Elvis Presley a Marilyn Manson. Il rock una volta era spregiudicato. Se ne fregava delle regole e andava avanti per la sua strada, fottendosene del conformismo e agendo in totale indipendenza. Dalle comuni anni ‘70 fino ai Sonic Youth. Il rock una volta era smitizzante. Ogni volta che si creavano degli dèi, gli stessi venivano uccisi. Di nuovo David Bowie, o – rimanendo a casa nostra – un Giovanni Lindo Ferretti («non fare di me un idolo mi brucerò / se divento un megafono m’incepperò»). Il rock una volta era demistificatorio. Il tutto doveva essere urbano, popolare, efficace senza troppe parole: quattro accordi e via. Come i Ramones. Il rock una volta era derisorio. Si prendeva gioco di tutto e di tutti, offendendo e scandalizzando. Un po’ Alice Cooper, un po’ Kiss, un po’ Spinal Tap. Oggi però la società è cambiata, e, perlomeno in superficie, si è passati da una parte all’altra della barricata, ma sempre e comunque con il ditino puntato.

Oggi (così ci dicono) bisogna prendere posizioni su tutto. Sul movimento LGBTQ+, sui canoni di bellezza, sulla qualità artistica, sui testi delle canzoni, su come si fa la carbonara o su quanto olio consuma una Punto con quattrocentomila chilometri. Ognuno deve avere un’opinione e soprattutto deve esprimerla a più riprese. Imporla, verrebbe da dire. Sembrerebbe un nuovo traguardo, ma in prospettiva è un regresso: le parole sono tante, ma gli scambi e le condivisioni reali stanno a zero. E in tutto questo il rock si è trasformato in qualcosa di allineato, servile, una delle tante suppellettili prive di qualsivoglia piglio. Perché, a pensarci bene, anche usare i Crass come sottofondo di una Instagram story con la scritta “NO WAR” postata dal fedele smartphone è un cortocircuito che farebbe rivoltare nelle tombe i nostri avi, a prescindere dal colore della loro bandiera.

Servirebbe un colpo di genio, no? Ecco allora che, in forme meno esplicite ma altrettanto efficaci, il rock torna a graffiare. A prendere per il culo “quelli buoni” e scandalizzando “quelli cattivi”, usando le loro stesse armi. La cover del classico strappamutande Wicked Game di Chris Isaak a opera dei Tenacious D, in un minuto e mezzo, fa a pezzi qualsiasi icona, ma in maniera sottile.

Sicuramente a qualcuno verrà da ridere, ma in fondo sono le stesse persone che pensano a Fantozzi come a un semplice personaggio comico: non hanno capito un cazzo. Omosessualità (o la paura della stessa, perché a conti fatti ogni omofobo in realtà è terrorizzato dalla cosa e maschera il tutto dietro rabbia e disgusto), bodyshaming (due uomini di mezza età, pingui, stempiati, sgraziati, in mutande e costumino che corrono al rallentatore sul bagnasciuga non rientrano in nessuna categoria presa a modello da chi fa marketing, omo o etero che sia), crollo del patriarcato (sono etero, forse, ma sembrano gay, forse, e sono vecchi, ma giocano – insomma troppa carne al fuoco per un macho o una femminista), vacuità di contenuti (un delicato testo d’amore appassionato che però insomma… certe cose sennò come le dici?), ammettere che alcune canzoncine da radio in realtà con due note riuscivano comunque a essere micidiali. Il contrasto netto tra le immagini volutamente e provocatoriamente buffe e la musica eseguita e interpretata in maniera sublime è la forcina che forza il lucchetto dei cassetti della memoria dove ognuno di noi ha purtroppo chiuso a chiave concetti come “bellezza”, “critica”, “porsi delle domande”, “mettere a fuoco”, “fare una cernita tra ciò che conta e la fuffa”, “indipendenza di pensiero”, “analisi” e soprattutto l’immortale “farsi i cazzi propri”. Nel migliore dei casi l’ironia è stata sostituita dal sarcasmo, e non è una buona cosa.

Con semplicità, Jack Black e Kyle Gass fanno pensare, che a ben vedere era una delle prerogative del rock, no? Vivi e lascia vivere, insomma, parla solo quando hai davvero qualcosa da dire e per il resto taci, che passare dalla parte del torto è un attimo.

Tenacious D Jack Black Kyle Gass 

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