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Rome: How Came Beauty Against This Blackness
Prossimo candidato del Parlamento Europeo

Rome
How Came Beauty Against This Blackness

Bellezza in mezzo alle macerie.

In un terreno come il neo-folk è indubbio che una delle figure più di lustro sia rappresentata da Jérôme Reuter, cantore ormai assurto a voce europea per eccellenza. Numerose sono le uscite discografiche tutrici di questo status: una su tutte il meraviglioso Flowers of Exile, forse tutt’ora il capolavoro mai del tutto bissato, a cui segue una compagnia di narrazioni storiche sempre fascinose e scaldate dalla magica voce di Rome.

L’ultimo disco del prode rapsòdo lussemburghese, però, non si concentra sulla storia passata, come è stato di consueto, ma va a prendere le parti di un assoluto presente, certamente ancora difficile da decifrare nelle sue coordinate e trame più intricate, inneggiando in toto alla causa bellica ucraina, ai suoi guerrieri, ai suoi valori di lotta, che in canzoni come Yellow and Blue, diventano esplicite: «We don’t want your pity / No signed petition / We don’t want a ride / We just need ammunition». Come è stato detto anche altrove – in molte recensioni entusiastiche e certamente sentite, in cui il disco è celebrato per i suoi meriti, e senza nulla togliere a chi combatte giustamente ed eroicamente per la propria causa e la propria casa – forse schierarsi così nettamente non giova a rendere universale un messaggio di pace e fratellanza che certamente è quello che a un artista come Reuter sta più a cuore.

Indubbiamente, però, è qui da riconoscere a Rome di essere riuscito a piazzare ancora una volta delle canzoni che vanno a pieno titolo a integrarsi nella sua scatola di perle. Per esempio questa How Came Beauty Against This Blackness, pezzo struggente che riprende i tropi tanto cari alla discografia di Rome (come i tanto cari canoni delle voci sul finale e gli speeches polilinguistici), tingendoli proprio con un vero spirito di riflessione sul bene e sulla bellezza, capace davvero – nonostante l’esplicita connotazione bandieristica – di far riflettere universalmente contro il male e l’oscurità.

Se la musica può – e forse dovrebbe – connotarsi di contenuto sempre e comunque umanitario, brillando di pathos come questo e facendosi portavoce di un messaggio completamente a favore della vita e della pace, è un discorso certamente opportuno che vale la pena continuare ad affrontare. Così come è certo che canzoni come queste possano ancora toccare l’anima e arrivare al cuore.

Rome Jerome Reuter 

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