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Egyptian Blue: Matador
Non era la foto al mare che volevamo, ma va bene lo stesso

Di toreri inglesi e tossici sentimenti.

Un nome che pare il moniker di un cervellotico side-project ambient – o il sensuale titolo di un profumo ai feromoni – eppure no: gli Egyptian Blue non guardano all’elettronica, né tantomeno allo scaffale delle essenze.

Sbocciati nel fertile giardino di una Brighton sempre più punto focale del nuovo esercito rock made in UK, i quattro si sono accaparrati una buona finestrella che affaccia sul panorama post-punk grazie a due buoni EP come entréesCollateral Damage e Body of Itch – e grazie anche ai sinceri props dei compagni Murder Capital.

Insomma, un buonissimo starter pack per il lancio di A Living Commodity, debut degli inglesi, la cui opener Matador riassume – ma non limita – una proposta musicale che respira a pieni polmoni l’odierno alt rock britannico senza rimanervi troppo impantanata.

La giusta libertà di movimento per riassaporare gli inizi del nuovo millennio, sgorganti dal suo riffing in ingresso caratterizzato da un tocco morbido, ma serrato, tra The Strokes e Interpol, tra piccole assonanze con i Franz Ferdinand del self-titled e viaggi nel tempo in pieno periodo britpop, sotto la calda cupola dei Blur.

Quattro corde a dare corposità al pezzo, di chiara matrice post-punk: moto secco e prorompente, fino all’exploit del ritornello, fragoroso, influente e super magnetico nella sua, tutto sommato, piacevole semplicità. Un pezzo rapido e accattivante, che nasconde tra le sue viscere le spine di riflessioni acuminate su rapporti tossici, consapevole distanza e intricati meccanismi mentali che ne scaturiscono.

Affrettarsi a parlare di next big thing potrebbe rovinare un po’ quella freschezza e quell’alone di novità che gira attorno agli Egyptian Blue, quindi limitiamoci a sottolineare che sì, spaccano, e che difficilmente si lasceranno disfare dallo scorrere del tempo.

Egyptian Blue Murder Capital 

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