La notte: un ballo, le nostre difese, i nostri schemi, i fallimenti e il sudore.
Roma. Stacco, musica elettronica scura, gonfia come i veli di un bel vestito da sera. Lui, Giulio Pelio Penna, alle macchine, lei, Claudia Toto, alla voce, si muovono dinoccolati nella città, sugli strumenti, nella danza. Lo spirito si dirige verso le note delicate del delirio cantato in francese, per poi passare all’interrogatorio: l’uomo solo nel locale, la convenzione sociale.
Glitter paranoia, «enjoy your noia»: in una serata che è un supplizio, ma nella quale tutto può servire a liberarsi, a lasciare progetti, preconcetti e ideali. Uscire, seminare il te stesso che ti insegue, ballare male. Affidarsi all’energia che si scatena per andare altrove, ben sapendo che si uscirà da soli anche da qui, puzzando, imbrattati di paranoia. La parte scura della notte, ancora una volta, sparati in cielo da una musica, godendo dei propri mali come in un rito orgiastico di cambiamento ed evoluzione.
I Dinastia Giulio Claudia, con il loro Jeunesse, quest’anno hanno cesellato un vero gioiello, pieno di spigoli e angoli bui. Sta a noi percorrerlo, ballarlo, incontrando partner promiscui e uscendone più o meno incolumi. Facciamolo subito, prima che quest'anno sia solo un ricordo lontano.