Chi non muore si risente.
La strategia ai tempi delle piattaforme di streaming prevede che gli artisti facciano uscire un brano – due quando sono larghi di manica – ogni qualche mese, massimo un anno, per ricordare al mondo l'esistenza propria e coltivare qualche forma collaterale di guadagno (che con Spotify al massimo ti puoi permettere un hamburger, come ha recentemente detto quel mattacchione di Al Yankovic trollando l'azienda svedese), come un paio di felpe con il logo della band o un mini tour fuori porta.
Ma i Closure in Moscow delle strategie se ne devono fregare totalmente (e infatti li conosciamo in quindici), se è vero che l'ultima prova della loro esistenza discografica in vita risale ben a nove anni fa, con quel fantastico Pink Lemonade del 2014. L'avrete capito: la prolificità non è tra i meriti del gruppo australiano, il quale però – bontà sua – quest'anno ha deciso di riaffacciarsi sul mercato con il nuovo Soft Hell (terzo disco della loro carriera, e sono in giro dal 2006!), di cui questa Primal Sinister è uno dei primi singoli. Qualsiasi cosa "singolo" possa voler dire per un gruppo che suona come loro.
E come suona? Beh. Spettacolare. Un pastiche (anzi, un pasticciaccio, per dirla come Gadda – le parole sono importanti, ci ricorda Moretti) irresistibile di praticamente qualsiasi genere possa venire loro in mente – dal funky, al post-hardcore, al jazz, al prog rock – e di solito mai sotto i 150 bpm, per cui lo scuotimento di chiappe è assicurato.
Con radici che affondano nei Mars Volta come nei King Crimson, nei Rush come nei Fugazi, ma con un'attitudine decisamente più cazzona di tutti i precedenti (guardatevi il video), i Closure in Moscow sono la band definitiva di riccardoni che potete ascoltare senza sensi di colpa: non fanno i fighi con gli strumenti tanto per fare – non è colpa loro, come Jessica Rabbit li disegnano proprio così – con un cantante che può cantare qualsiasi cosa al servizio di una band che può suonare qualsiasi cosa. Ben tornati Closure, ci eravate mancati: voi e i vostri outfit improponibili (cercateli), i vostri nomi improbabili (cercateli), e ovviamente la vostra musica incatalogabile (ascoltatela).