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Bass Drum of Death: Say Your Prayers
L'avete detta la preghierina?

Bass Drum of Death
Say Your Prayers

Un altro delinquente con la chitarra.

Sarà che viene dalla regione del Mississippi – culla del blues, ma anche terra di grandi fiumi, ex paludi e serpi in seno (in senso figurato e non: vedi il video in questione) –, ma l’approccio alla musica di John Barrett (cognomen omen) è sempre apparso opportunamente studiato quanto affettuosamente spocchioso. L’idea era quella di ripulire da un po’ del sudiciume superficiale i migliori teppisti del rock (diciamo Cramps, Stooges – cose così, giusto per dare le coordinate) e rivestirli di inaspriti comizi adolescenziali contro le masse («Wherever you go that voice haunts you on radio / Billboards and bus stops still taunt you down every road» esordisce per esempio, a inquadrare subito il contesto e l’atmosfera, in questa Say Your Prayers, scritta insieme a Mike Kerr dei Royal Blood), mettendo il proprio marchio su questo fracasso addizionale grazie a un cantato strascicato e impertinente.

I suoi Bass Drum of Death sono uno dei gruppi con il nome più figo e fuorviante (pensi subito a dei bruti metallari semi-analfabeti appena usciti dalla foresta) dai tempi dei Suicide. “Suoi” nel senso che fino a oggi si trattava praticamente di una one-man band dove John era l’unico compositore, performer e produttore. Dopo cinque album, finalmente, sono diventati qualcosa di simile a una power-trio vero e proprio, con l’aggiunta del fratello Jim alla seconda chitarra e di Ian Kirkpatrick alla batteria. Il basso (nonostante, appunto, quanto dichiarato nel moniker) non serve, come insegna Patrick Carney dei Black Keys, a questo giro dietro la consolle e i mixer al posto del nostro iperattivo moccioso: basta usare le corde grosse della chitarra ed equalizzarla come si deve. Così, improvvisamente, il “lo” di lo-fi scompare, senza diventare “hi” però. Se proprio vogliamo, iniziamo a parlare di fat-fi, visto che il tutto si fa più “peso”, più gonfio, più groovy: una roba che a tratti diresti di intravedere quasi una spavalderia glam funk.

Il resto poi, sono i Black Rebel Motorcycle Club sedotti da Marc Bolan, Jon Spencer che suona al settantesimo compleanno degli ZZ Top, Johnny Thunders a cavallo di un enduro invece che di una Harley. Derivativi, quindi? Porca misera: certo che sì. Ma non avevamo detto che il rock’n’roll era quella cosa che ci piaceva anche se (anzi, proprio perché) era solo rock’n’roll?

Bass Drum of Death John Barrett Mike Kerr Royal Blood Patrick Carney The Black Keys 

↦ Leggi anche:
The Black Keys: Crawling Kingsnake
The Black Keys: Lo/Hi
Royal Blood: Boilermaker

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