Non più ragazzo, ma sempre selvaggio.
Si potrebbe parlare per ore di Andy Taylor. Il meno "Duran Duran" dei Duran Duran, eppure (o forse proprio per questo) così essenziale nel plasmare il suono sui primi tre imprescindibili album della band new romantic più famosa del mondo (perché Astronaut è un'altra cosa, suvvia). Compreso quel gioiello incompreso seppellito da chili di bamba che era Seven and the Ragged Tiger, sia bene inteso. Peccato che spesso la sua chitarra fosse troppo bassa nei mix ufficiali, ma basta recuperare dei buoni bootleg dell'epoca per sentire quanto potesse fare la differenza.
Oggi Andy ha sessantadue anni. È fuori ufficialmente dalla band dal 2006, dopo esserci rientrato nel 2001 (se ne andò durante le registrazioni di Notorious nel 1986), ma nonostante tutto i rapporti sono buoni, tanto da trovarlo anche ospite nell'ultima fatica di LeBon e compagnia.
La salute non è il massimo al momento, ma non è questa la sede adatta per parlarne. Diciamo solo che se il corpo a volte fa cilecca, il cuore e l'anima sono ancora al top. L'album solista uscito quest'anno è davvero valido e contiene dei piccoli gioielli rock come questa Getting It Home, che pesca a piene mani in un certo sound anni '70, avvicinando Taylor a un'altra vecchia volpe outsider, Ace Frehley, con cui non si possono non notare le similitudini, soprattutto nel cantato scanzonato e calante e nell'attitudine street dell'interpretazione.
Due minuti e venti per ricordarci il talento di un musicista la cui unica "colpa" è quella di essere stato un membro di una band che conoscono anche su Marte: la sua carriera avrebbe meritato molta più attenzione anche al di fuori dai DD, zeppa com'è di qualità. Per chi è digiuno, siete sempre in tempo a rimediare.