Stupido è chi lo stupido fa.
Potremmo accendere la TV, sintonizzarci a caso su uno dei tanti telegiornali e ingozzarci di news su rivolte e ribellioni varie, ma l'unica protesta di cui ci frega un minimo, in realtà, è quella dei 100 gecs contro i canoni della musica.
L'ideale che guida il duo statunitense? Detto in maniera brutale: fare il cazzo che gli pare. Dissipare le regole, stuprare gli strumenti, rivoltare i sintetizzatori, prendere il giocattolo del fratellino, campionarlo e costringerlo a diventare una hit che balla sulla linea di fuoco tra il meme, il surreale, l'orecchiabile e l'assuefacente.
Dumbest Girl Alive spalanca con un calcio il portone di 10,000 gecs, seconda opera picassiana di Dylan Brady e Laura Les, e lo fa con un riffone hard rock – la sei corde è l'arma in più rispetto al predecessore discografico – che galoppa su una sorta di kick riverberato debitore della dubstep.
Ma questo è solo l'intro: il sound si disperde tra le onde di un arpeggio annacquato che pare un tribute a Lil Uzi Vert, la Les ci (t)rappa sopra – passateci il termine – come quest'ultimo, sciorinando lyrics dall'elevato potere perculatorio: «If you think I'm stupid now / You should see me when I'm high / And I'm smarter than I look / I'm the dumbest girl alive».
Pezzo che anticipa il progresso dell'anarchica matassa dei 100 gecs: l'hyperpop non rimane confinato tra argini elettronici, ma sfonda il recintato, colonizza il rock, lo sfida e lo ingurgita, portando avanti il carrozzone più sgangherato, folle e interessante della musica alternativa mondiale con sempre più irriverenza e passione nell'andare contro corrente.
Fottutamente, stupidamente meravigliosi.