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Binker & Moses: Asynchronous Intervals
Nel Matrix del new-jazz

Binker & Moses
Asynchronous Intervals

Le nuove pagine del jazz contemporaneo.

Cinque anni fa, con il doppio Journey to the Mountain of Forever, Binker Golding (sax soprano e tenore) e Moses Boyd (batteria) avevano reclamato il loro posto tra gli assoluti protagonisti del panorama jazz britannico post-2000. Un gran disco che faceva pensare alla spiritualità di Coltrane, alla forza di Sonny Rollins, esponendo una matrice funk mutuata dal Miles Davis elettrico, che riusciva a orientarsi nei nuovi territori più sperimentali a livello sonoro.

In mezzo alla nuova scena londinese, infatti, si mescolano musicisti che strizzano l’occhio al post-rock e a certo progressive, innamorati delle molteplici possibilità che la musica jazz in senso lato offre per poter scombussolare il pentagramma. Ed ecco che, infatti, con il nuovo Feeding the Machine registrato come fosse una session d’improvvisazione negli studi Real World con la produzione dell’esimio veterano Hugh Padgham – i due danno un seguito all’illustre predecessore, proiettando il loro melting pot nel futuro, ma contemporaneamente calandolo ancora di più nel suo tempo, mettendo in mostra un visionario dialogo tra jazz ed elettronica.

In Asynchronous Intervals, prima traccia del disco – su un tappeto ambient/psichedelico, costruito attraverso ipnotici campionamenti del sax stesso e liquide figure di synth e piano elettrico – il sax di Golding si dirama in melodie e sbuffi free, mentre Boyd disegna figure ritmiche non lineari, sempre più impetuose e incalzanti man mano che il brano procede. Il tutto condito da languori elettronici che danno all’atmosfera dell’ascolto un piglio di fresca attualità. Notare l’innesto di un terzo elemento, Max Luthert – contrabbassista di mestiere ma nell’occasione incaricato di alimentare la Macchina, modulando e campionando i nastri magnetici in loop e ripetizioni electrostimolanti.

«Avevamo bisogno di accumulare un po’ più di esperienza per affrontare un disco del genere», ha chiarito Boyd. Il risultato è una raffinata pagina del jazz moderno, in perfetto equilibrio tra purezza e contaminazione, che non scade nella mera autoindulgenza e consolida la fama del duo, segnalando che si può ancora fare certa musica senza sembrare degli hipster anzitempo.

Binker & Moses Binker Golding Moses Boyd 

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