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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

Peter Steele: ascesa e caduta di uno degli ultimi dei del rock

Dalla rabbia rancida dei Carnivore alla lenta sepoltura nei Type O Negative.

Chi si nascondeva dentro il grande armadio di muscoli e sospiri? Personaggio più complesso e sfaccettato del ruolo che si era imposto (o gli avevano imposto) di recitare, è passato dalla filosofia straight-edge alle droghe pesanti, portandosi sempre appresso una relazione intensa con la morte e un amore (ma soprattutto un rispetto) incondizionato per le donne. Chiedersi come sarebbe andata se non ci avesse lasciato così presto è un gioco da poco, a cui comunque vale forse lo stesso la pena, per un attimo, giocare.



Morte di un personaggio

Per avvicinarci alla vera essenza di Peter Steele, dobbiamo necessariamente partire dalla sua morte.

Quindi, innanzitutto: come è morto Peter Steele? Per colpa di un seme. Da un punto di vista tecnico è stata una complicazione del diverticolo di Meckel, ovvero una malformazione del tratto gastrointestinale. Aveva un intestino con delle piccole tasche, infettatesi parecchio, alcuni giorni prima del decesso. Il responsabile di un’infezione del genere è sempre un oggetto estraneo. E nel suo caso si suppone possa essere stato un seme, appunto, o comunque un oggetto altrettanto piccino picciò. Non si è suicidato, non ha avuto un tragico incidente, non l’ha ammazzato qualche fan deviato, ha avuto una morte del cazzo, di quelle che fanno pensare: eh, ma che sfiga!

Perché voglio fissare la vostra attenzione sulla sua morte? Perché è davvero ironica, non vi pare? Peter Steele era ossessionato dalla fine. A partire da quella vissuta indirettamente attraverso i suoi genitori, ispirazione di interi album: i funerali del numeroso parentado, in cui lui svettava con l’aria da Lerch, in giacca e cravatta, tra sorelle, zie e cugine. Ma anche la sua, vissuta con profonda consapevolezza ed esorcizzata con grande orecchiabilità e ispirazione attraverso la musica dei Type O Negative.

Life Is Killing Me, dice il titolo di uno dei dischi “minori” realizzati con la sua band più celebre, ma anche Love You to Death, Die With Me, Every One I Love Is Dead, Everything Dies: ecco alcuni dei titoli che affrontano l’argomento mortifero. Per questo ci si sarebbe aspettati che tirasse le cuoia in maniera più romantica, più drammatica, più coerente con il personaggio. Ma è un personaggio appunto, o meglio più di uno.

Uno sguardo ottimista sul futuro.

Nessuno e centomila

Abbiamo il primo Peter Steele, quello tra il progetto adolescenziale Fallout e la prima incarnazione dei Carnivore, in cui il gigante impersona un guerriero della strada, un cacciatore postapocalittico istintivo e cinico. Poi c’è il Peter Steele polemico e offensivo, nazista e rapato a zero del periodo Retaliation, sempre in seno ai Carnivore. Ancora il più celebre degli Steele, l’armadio muscolosissimo e priapesco – ma dal cuore gentile e dall’anima divisa tra filosofia e necrofilia – che ha venduto milioni di album con i Type O Negative. In ultimo c’è il Peter Steele più dimesso, riconvertito cristiano, appesantito e consumato dagli eccessi e forse prossimo a una nuova evoluzione spirituale e creativa, se il destino non avesse deciso di metterci un punto.

Morirò giovane, quelli della mia stazza non durano tanto.

Così diceva spesso a parenti, amici e soprattutto giornalisti, ma non ci credeva davvero. Peter Steele è sempre stato un grande provocatore, un acuminato umorista che preferiva ritorcere verso se stesso il più pungente sarcasmo, ma che per ragioni promozionali non esitava a usare l’artiglieria pesante contro barboni, fascisti sotto mentite spoglie e moralisti vari. Nonostante gli appetiti sessuali degni di un Rasputin – citato spudoratamente nell’ultimo album della sua vita, Dead Again – ha sempre mantenuto un atteggiamento reverenziale e quasi liturgico nei confronti della donna.

Parental advisory: explicit love

E dire che ne ha avute tante, di donne, ma non grazie alla pubblicità del famigerato servizio su Playgirl. Anche perché quella rivista aveva principalmente un pubblico maschile e i cosiddetti goils del brano scritto appositamente da lui (I Like Goils) erano proprio tutti i gay che si intrufolavano nel backstage per offrirgli pompini e ogni genere di orifizio.

Ci limitiamo alla copertina, perché il servizio all'interno non è propriamente da prima serata.

Veniva da pensare se in effetti non fosse una posa pure quella, dato che tutto ciò che vediamo è finzione, soprattutto nel mondo dello spettacolo, ma grazie alle tante testimonianze di amici ed ex colleghi siamo pressoché certi che Peter avesse un cuore davvero tenero e che in tutta la sua vita, pur vivendo numerose relazioni, ha sempre trattato le sue donne con grande rispetto, dedizione e quasi un’attenzione ossessiva verso di loro. Ogni sua ex amante ha ammesso di essersi trovata male dopo aver vissuto una relazione con Peter, perché nessun uomo l’ha mai fatta più sentire così al centro delle cose.

Certo, mettere in copertina due femmine che si slinguazzano è poco rispettoso verso l’altro sesso, ma Steele ha sempre fatto tutto il possibile per conquistare il mercato, in modo da ottenere il meglio per la band e per tutta la gente che iniziava a guadagnarsi da vivere intorno al gruppo stesso. I Type O Negative hanno avuto un grande successo negli anni ‘90. Bloody Kisses è stato il primo vero e proprio boom commerciale della Roadrunner, October Rust l’ipoteca che ha permesso a Steele di vivere da ricco spendaccione per tutti gli anni ‘90. Ma questa celebrità lui se l’è guadagnata non solo scrivendo alcune delle più significative canzoni d’amore che il rock più pesante potesse concepire, ma anche musicando la sensualità e la pazzia che sono legate al sentimento per eccellenza.

I Type O Negative sono stati tacciati di nazismo, di scarso moralismo, di minchioneria sociale e in parte il merito di ciò è proprio di Peter Steele, delle sue sparate ai microfoni dei media e sui palchi di tutta Europa, in conformità con i testi scritti per i Carnivore e per i Repulsion (prima che cambiassero il moniker nel sangue di tipo zero negativo). Ma sull’accusa di sessismo e misoginia, la colpa è tutta degli ignoranti e superficiali, esclusivamente maschi, tra l’altro. Non c’è donna che non abbia capito la sensibilità e la sincerità dietro brani come Christian Woman e Black No. 1.

D'altronde il video era così bucolico!

Niente come il rock sa parlare alla vagina delle femmine e se la lingua – in senso metaforico ma non solo – è una via di mezzo tra la poesia di Jim Morrison e le dimensioni fisiche di Gene Simmons, la reazione dell’altro sesso con Peter Steele era destinata a un tripudio di grande fedeltà e riconoscenza del cromosoma X nei confronti di un tal novello dio maledetto.

Il vero Peter Steele

Le testimonianze di chi ha conosciuto Peter Ratajczyk (al secolo Petrus Acciaio) ci hanno fatto scoprire anche tutti gli aspetti davvero ipocriti del personaggio. Ipocrisia è una parola pesante e pregna di accuse, ma nel suo caso la intendiamo in senso buono, perché dietro la facciata minacciosa e oltranzista, cruda e pornografica, Peter Steele era un bambinone completamente a disagio nel proprio corpo.

Per cominciare ha sempre odiato esibirsi sul palco. Fosse stato per lui si sarebbe limitato a comporre musica nel seminterrato di casa dei suoi genitori e pubblicare dischi autoprodotti da distribuire nei negozi del proprio quartiere. Le sue dimensioni lo facevano spiccare già ai tempi delle superiori e gli sono state indiscutibilmente d’aiuto per farsi largo nella scena hardcore newyorkese a inizio anni ‘80. Per non dire di quella volta che lo schiaffarono in galera alcuni giorni. Infatti, nonostante le provocazioni e le minacce di morte sin dai tempi dei Carnivore, nessuno ha mai osato avvicinarglisi, ma dietro quell’armatura di pelle e muscoli c’era un uomo fragile, in perenne difficoltà dentro un mondo pieno di gente molto più furba e avida di lui.

Quando ha iniziato a far soldi, in parte li ha spesi lui stesso, viziando le sue amanti e aiutando gli amici, ma se li è anche fatti portare via dai parassiti che hanno infestato la sua vita da celebrity. Spesso, in tour – soprattutto dopo che ha iniziato a drogarsi e ubriacarsi –, c’era chi gli portava via la carta di credito e se ne serviva per tutta la notte, senza che lui se ne rendesse conto.

Un giovanotto carino e pacioccoso.

Drogato sì, ma molto tardi. Anche questo ci dice parecchio sulla reale natura di Peter Steele.

Quando era giovane e arrabbiato, era anzi presto diventato un praticante convinto della filosofia straight edge, senza mancare di mandarle a dire ai compagni di sala prove, che fumavano canne, definendoli luridi hippy rincoglioniti. Detestava i tossici al pari tutti gli altri parassiti che vivevano sulle spalle di quelli che, come lui, alzavano il culo tutte le mattine per guadagnarsi uno stipendio e pagare le tasse. Molte canzoni dei primi dieci anni della sua vita di compositore abbondano di assalti a certe tipologie antisociali. Peter Steele, infatti – merito dell’educazione paterna – era cresciuto con una solida etica lavorativa: faticare e contribuire al sistema di cui era uno strenuo difensore.

Ebbene sì, amava l’ordine, credeva nella legge e per poco non aveva finito per arruolarsi in polizia. C’è chi giura che stavano per prenderlo e che avesse persino passato il primo colloquio, ma che all’ultimo si era deciso a fare marcia indietro e non presentarsi all’esame finale.

Il suo lavoro di tutti i giorni è stato per molti anni quello di responsabile ecologico del parco vicino casa. In altri termini era un netturbino, un green man come si definiva (vedi l’esplicito riferimento nella canzone più spensierata di October Rust). Solo la pressione della Roadrunner e il senso del dovere nei confronti dei suoi comprimari – vogliosi di trasformare l’avventura artistica in un mestiere – lo hanno spinto a mollare il lavoro vero per una via piena di incognite, morti e fantasmi del rock’n’roll, ma solo dopo alcuni anni di tour ad alti livelli e riscontri discografici fin troppo eloquenti per non fare un tentativo.

Un pezzo pop.

Ma andare in giro per il mondo a suonare la propria musica – cosa che Peter odiava – stando lontano da casa e dalla sua fidanzata storica Liz, interpretare il massiccio dio vichingo nei Type O Negative tutte le sere, l’hanno portato sempre più verso l’alcool prima e la cocaina poi.

Dipendenze sotterranee

Il vizio per la snowblind di cui cantavano i Sabs – sua band preferita insieme ai Beatles – prima lo conosceva solo dalla canzone, ma presto ne fece esperienza fino a trovarsi paranoico, isolato dal resto della famiglia, quasi povero, fisicamente deperito e con una sfilza di relazioni sentimentali andate male, anche se non necessariamente concluse.

Sul piano creativo, la dipendenza non ha influito moltissimo. Dopo World Coming Down, album presentato alla stampa con lo slogan sapienziale «non compratelo, fa schifo», l’ispirazione ha subito un fisiologico calo. I Type O Negative non hanno mai realizzato un brutto disco, ma è chiara l’inferiorità di lavori come Life Is Killing Me e Dead Again, rispetto ai primi quattro album. Dare la colpa alle droghe mi sembra ingeneroso nei confronti delle droghe stesse.

Steele era destinato ad abbracciarle. L’ingresso di quel ragazzone impacciato e pieno di tristezze nell’infido regno del rock’n’roll non avrebbe potuto risolversi diversamente. Peter era psicologicamente destinato alle droghe e dopotutto non è morto a causa loro. Ha solo visto precipitare il mondo che conosceva, come profetizzato dal quarto lavoro della band.

Se non si fosse drogato avrebbe avuto soldi a sufficienza per comprare la casa dei suoi genitori e rimanere lì fino all’ultimo. Sì, perché un’altra cosa che molti non sanno è questa: Peter Steele ha sempre vissuto nel seminterrato di famiglia. Una delle ragioni che hanno fatto saltare le sue relazioni sentimentali più importanti, infatti, è stata la sua definitiva incapacità a separarsi dal nido materno. Avrebbe potuto permettersi una grande villa con piscina e vivere da star, invece – anche negli anni del successo – è restato in quello stanzone sotterraneo, con i suoi dischi, i pesi e i gatti. E la fidanzata del momento. Uscire dallo scantinato non l’ha ucciso né fatto ammalare, ma di sicuro gli ha inferto una ferita profonda da cui, anche nelle ultime settimane prima di morire – sempre basandoci sulle testimonianze degli amici – non si era ancora ripreso.

Nella cucina di mamma.

Un grande musicista, innanzitutto

La veemenza del personaggio, il suo aspetto da figlio di Kurgan hanno spesso portato verso l’ombra le capacità musicali di Peter Steele. La verità è che sia i Type O che tutte le precedenti band da lui create erano sotto il suo completo controllo. Componeva tutto lui e decideva la direzione da prendere. E suonava da paura. Oltre a essere stato uno dei cantanti più originali e riconoscibili del rock anni ‘90, Peter era un musicista preparato e un ottimo bassista. Questi suoi aspetti non sono mai stati molto considerati, e la cosa è in fin dei conti comprensibile. Esattamente come per Lemmy dei Motörhead, l’attitudine oltraggiosa e l’apparente grossolaneria potevano far pensare a un animale da scena che accidentalmente creava del buon rock, mentre Peter Steele era sia Lemmy che Geezer Butler, Ozzy e tutti i Beatles messi insieme.

Per alcuni musicisti c’è un destino avverso che li fa nascere nel tempo sbagliato, ma una cosa possiamo dire di Mr. Ratajczyk, e cioè che è venuto al mondo nel suo momento ideale. La natura sperimentale ed esplorativa, la curiosità e la voglia di contaminare le formule basilari del rock pesante erano nella sua natura di musicista. Steele ha fuso il doom con l’hardcore molto prima che lo facessero i principali esponenti della scena di New Orleans. Il secondo album dei Carnivore – a detta di Phil Anselmo e Kirk Windstein – è stato la base per ciò che avrebbero fatto i Crowbar, gli EyeHateGod e i Down. Con i Type O Negative invece ha mitigato il metallone nel versante più sdolcinato e malinconico del goth (Lycia e Cocteau Twins). Ha fuso la cultura vampirica e la liturgia cristiana e ha portato il doom in zone inimmaginabili per i fan dei Saint Vitus e Witchfinder General.

Scott Warren (Heaven & Hell), poco prima della morte di Steele, sostituì per alcune date dal vivo lo storico tastiere della band, Josh Silver, alle prese con un corso di formazione per diventare paramedico. Essendo un musicista vero, con tanto di diploma, Scott ha riportato con grande stupore quanto fosse facile per lui comunicare con Peter Steele in termini musicali teorici.

Lui capiva esattamente ogni aspetto della propria musica e sapeva come si chiamasse timbricamente ogni nota.

Nel mondo del rock molti turnisti devono imparare a comunicare con gente che non sa leggere il pentagramma, un fatto a volte molto frustrante per chi mastica la teoria e deve spiegare cosa fare a chi non la conosce. Nel caso specifico invece – una rarità, appunto – fu uno scambio sereno e chiaro tra due musicisti alla pari.

Il resto sono chiacchiere. E stanno a zero.

Chissà

Morire a 48 anni porta inevitabilmente a riempirsi la testa di “se”. In particolare il grande, quello secondo solo al “se” psicosintetico di Assagioli, ovvero: cosa avrebbe ancora dato al mondo Peter Steele, così giovane, se fosse rimasto in vita?

Di sicuro un nuovo album dei Type O Negative. Il titolo era già pronto: Double Crossed. Probabilmente un ritorno in studio per i Carnivore, che già aveva rimesso in piedi, anche se con una formazione nuova di pacca rispetto a quella degli anni ‘80.

Forse nel cassetto ci sarebbe stato un progetto inimmaginabile tra la polka e John Lennon. Di sicuro avremmo avuto ancora della gran musica e una sfilza di dichiarazioni sferzanti sulla nostra incapacità di non prenderci sul serio in una vita dove tutto crolla, muore, e ci uccide, non nel momento in cui crolla e muore, ma nel mentre. E noi pensiamo ad altro. Ogni respiro è un debito d’ossigeno futuro, ogni nuova canzone è un condensato di rimpianti all’orizzonte. Se c’era un artista in grado di rendere più sopportabile tutto ciò, quello era Peter Steele. Ci rimangono i suoi dischi, ma in fondo non ci bastavano prima e non ci avanzeranno ora.

Peter Steele sorrideva poco, ma a detta del suo biografo ufficiale Jeff Wagner, ha sempre riso molto e l’ha fatto per ultimo, sia con il proprio pubblico adorante che con il più fitto affollamento di detrattori. Il fatto che se ne sia andato per sempre non è detto che inverta questa tendenza. Come diceva Lovecraft:

Non è morto ciò che in eterno può attendere, ma in certe sacche intestinali, anche un seme può darci la vita eterna.

Ah, non era proprio così, vero?


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Peter Steele: ascesa e caduta di uno degli ultimi dei del rock fa parte di una serie più ampia, chiamata Fenomeni.
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