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Quel vecchio vizio di ascoltare un disco intero

Ovvero, i Listening Party di Tim Burgess.

La pandemia non ha fatto cose buone, ma ci ha regalato i #TimsTwitterListeningParty, ossia i riascolti collettivi capitanati da Tim Burgess dei Charlatans. In pratica: Madchester si è impossessata di Twitter e ne fatto un mezzo per rivalutare la potenza degli album.



#timstwitterlisteningparty

Tutto – o quasi – ha avuto inizio da questo tweet:

«Fate PLAY e leggete i tweet in tempo reale. Fate domande, postate ricordi usando l’hashtag #TimsTwitterListeningParty».

Era il 26 marzo 2020. Mentre gran parte della popolazione mondiale provava il brivido del primo lockdown, la trovata geniale di un uomo di nome Tim Burgess accendeva un lume di buonumore nel dramma collettivo. Non solo: a noi, pochi eletti che ne eravamo a conoscenza, dava qualcosa da fare durante le eterne serate trascorse in casa. Nasceva ufficialmente il Tim’s Twitter Listening Party, ossia, in pratica, ascolti collettivi di album memorabili con il live tweeting da parte dei protagonisti stessi e di sempre più numerosi ascoltatori (in seguito, “adepti”) sparsi in tutto il mondo.

L'account Twitter del Listening Party.

Antefatto

Tim Burgess è noto per essere il leader e fondatore dei Charlatans, band che non ha certo bisogno di presentazioni (ma nel caso ne avesse, eccole qui).

Per raccontare le origini della sua idea bisogna tornare a una sera d’inverno del 2010. Burgess guarda la TV nello studio di registrazione della sua band, non lontano da Northwich, nella contea del Cheshire. All’epoca ha già un account di Twitter ma, come tanti, non ne fa un uso frequente. D’altra parte, il cinguettio blu è stato da poco sdoganato con i suoi 140 caratteri, non è ancora il mezzo potentissimo che diventerà in seguito.

Alle dieci in punto di quella sera su Film 4 va in onda il film (culto) Four Lions . Uno degli attori protagonisti – lo stand-up comedian pakistano Riz Ahmed – inizia a postare dei tweet a commento del film, in tempo reale. Burgess entra così in una dimensione nuova: si trova di fronte a due schermi che reclamano la sua attenzione – quello televisivo, e quello dello smartphone – ma incredibilmente, le due forze sembrano essere complementari, non lo distraggono. Anzi, l’impressione è quella di stare sperimentando un tipo di visione molto più appagante. Anche se la pratica non è per nulla diffusa (nel 2010 non lo era per i talent show, figurarsi per i film), Burgess prova lo stesso a immaginare che effetti potesse sortire il live tweeting applicato alla musica. Che, tra l’altro, non avrebbe neanche le immagini, di per sé, a distrarre il pubblico.

E l'unico modo per testare se un'idea è valida o meno è provare a metterla in pratica.

I primi Listening Party

L’8 ottobre 2015 Burgess organizza un ascolto collettivo su Twitter dell’album d’esordio dei Charlatans, Some Friendly in occasione del suo venticinquesimo anniversario. Alle dieci di sera inglesi, gli utenti che hanno colto l’invito riascoltano contemporaneamente tutto il disco, ciascuno con la modalità preferita: in vinile, CD, streaming, audiocassetta o download da Limewire. L’importante è che tutti lo facciano contemporaneamente. Burgess posta una mappa interattiva e invita i cinguettatori a segnalare da quale parte del mondo stanno ascoltando. Il risultato è sorprendente: c’è gente che twitta da tutti i continenti, a eccezione dell’Antartide.

Ve lo ricordate il primo logo di Spotify? Possiamo già chiamarlo "vintage streaming".

Non dimentichiamoci che a metà anni Dieci le piattaforme di streaming sono sì in ascesa, ma non ancora sdoganatissime (Spotify nasce nell’ottobre del 2008, ma decollerà con modalità e tempi diversi nelle varie parti del mondo solo tra il 2011 e il 2013). E comunque, l’idea di Tim si rivela a tutti gli effetti una tacita celebrazione dell’album su vinile. Canzone dopo canzone, i cinguettatori sparsi per il mondo condividono ricordi e sensazioni legate a quel disco. Come in una cerimonia collettiva.

Burgess inizia a rendersi conto che la partecipazione scavalla i confini dell’Europa. Decide così, senza scadenze precise, di organizzare ascolti collettivi per tutti gli album dei Charlatans, e i suoi dischi solisti. Con il tempo, il numero di follower cresce, le funzionalità di Twitter anche, compreso il numero di caratteri concessi (da 140 a 280). Nel frattempo, le piattaforme di streaming si moltiplicano, l’ascolto diventava più liquido, e l’interesse in quell’invenzione chiamata “album”, intesa come “successione pensata di canzoni” sembra perdere d’importanza, in favore di un ascolto più frammentato che dà la precedenza ai singoli brani.

Feste privare vietate per DPCM? Più Listening Party per tutti!

Fast forward to: 23 marzo 2020.

L’Europa comincia a chiudersi in casa. Il coronavirus comincia a fare danni. Noi italiani siamo ancora sotto shock per le immagini dei mezzi militari in fila da Bergamo.

Burgess – come tutti disorientato da quel che sta capitando – ha un barlume di lucidità e capisce che quello è il momento giusto per consolidare i Listening Party. Come? Dando loro una continuità. Non solo gli ascolti collettivi possono essere una via di fuga, un modo per sentire che non siamo soli, possono anche potenzialmente sostituire alcune attività legate alla musica che per motivi di sicurezza sanitaria non sono più consentite.

Fino quel momento, Lockdown era stata solo una canzone di Johnny Marr. Ed ecco che il primo ministro britannico Boris Johnson annuncia «la più significativa serie di restrizioni sulla vita degli inglesi a loro memoria». Proprio in quella giornata nasceva ufficialmente il #Timstwitterlisteningparty, con un minimo calendario di riascolti.

Burgess coinvolge l’amico Alex Kapranos dei Franz Ferdinand e organizza il riascolto del loro primo omonimo album. Seguirà Parklife dei Blur, con il commento del batterista Dave Rowntree.

Ma per quante settimane può durare questa cosa? E chi può dirlo. L’unica certezza a quel punto sono le categorie di dischi di cui fare i riascolti: band britanniche degli anni Novanta o dei primi anni Duemila a cavallo tra britpop, post-punk e shoegaze. Tipo:

La svolta di Definitely Maybe

Certo, direte voi: facile organizzare i Listening Party quando la rubrica del tuo smartphone ha dentro Simon Le Bon, Mat Osman, Pete Doherty, e tutti quelli che hanno fatto il pop britannico dal 1987 a oggi. È esattamente il punto su cui fa leva Burgess quando chiama Paul Arthurs degli Oasis, detto “Bonehead”, rientrato appena in tempo da un tour con Liam Gallagher. Gli annuncia di voler fare un Listening Party di Definitely Maybe. Bonehead accetta.

Alle 22 UK del 28 marzo 2020 parte l’ascolto collettivo. A moderare il live tweet, oltre allo stesso Bonehead, c’è Kevin Cummins, colui che ha realizzato le immagini di copertina dell’album, che riporta aneddoti e ricordi dello shooting fotografico. A questo punto, accade qualcosa di totalmente inaspettato. Un thread celestiale con centinaia di utenti sparsi per il mondo butta fuori biglietti di concerti, copie autografate del disco, foto sbiadite del 1995, GIF. Arriva addirittura la foto di un altarino dedicato agli Oasis che qualcuno ha creato nella propria stanza. E poi ancora, dischi che girano, in tempo reale, in migliaia di case.

Bonehead è incredulo. Non aveva riascoltato Definitely Maybe dal 1995, e quel feedback così tumultuoso lo spiazza. Man mano che arrivano le reazioni dei fan, i ricordi delle varie fasi d’incisione dell’album sgorgano. E la gente, leggendoli, ride, piange, balla. Non è solo un ascolto collettivo: è un tripudio di esistenze, lontane ma vicine, tutte legate da quel disco e confluite nel medesimo istante nel regno dei cinguettii, mentre il mondo è fermo.

Da un punto di vista più strettamente tecnico, è un nuovo modo di ascoltare i dischi. Soprattutto, è una pratica che riporta in primo piano l’album, in quanto successione di pezzi pensati per essere fruiti in sequenza non casuale. L’antitesi dello streaming, in pratica. O meglio: l’antitesi dello shuffle.

It's really happening!

Il calendario dei Listening Party s’infittisce: arrivano a ruota Chemical Brothers, Mark Ronson, Prefab Sprout, Duran Duran e altre pietre miliari di ieri e di oggi. Quella che era partita come un’attività ricreazionale tra amici comincia ad assumere le sembianze di qualcosa di molto più significativo. Certi riascolti fanno numeri da capogiro e diventano trending su Twitter (ad esempio la puntata dedicata a Closer dei Joy Division). Ed è a questo punto che si accendono i radar del music business.

Vuoi vedere che quella modalità di ascolto può essere applicata alle novità discografiche, non solo al repertorio? Vuoi vedere che il Listening Party, in un periodo in cui i musicisti si inventano quel che possono tra le mura di casa propria, può essere utile a quella pratica chiamata promozione, e che il riascolto può trasformarsi in un ascolto in anteprima per una nuova uscita?

Tim Burgess, che non è esattamente un dilettante, queste ramificazioni le aveva già messe in preventivo. Le stesse case discografiche fiutano l’opportunità e cominciano a farsi avanti. Simon Raymonde, ex membro dei Cocteau Twins e ora a capo dell’etichetta inglese Bella Union non ha dubbi: i Listening Party sono manna dal cielo. Una delle sue band, i Lanterns on the Lake, non potendo andare in tour, lancia il nuovo album attraverso il #TimsTwitterListeningParty.

Questa pratica non sostituisce certo un tour, ma per lo meno tiene vivo l’interesse. (Simon Raymonde a Rolling Stone)

Anche le teste di serie hanno intercettato la bellezza del Listening Party e comprendono che lanciare un disco con Tim è forse più divertente e meno impegnativo di un’intervista qualunque.

Il botto di Paul McCartney

Il vero punto di svolta nella storia del Listening Party arriva sul finale del 2020, quando Paul McCartney annuncia sui social la prossima uscita del suo nuovo album McCartney III. Burgess interviene nel thread:

Non sarebbe bellissimo se Paul McCartney lo presentasse con un Listening Party?

La risposta però non c’è.

Burgess contatta il PR di Macca che – guardacaso – conosce e apprezza i Listening Party e promette che avanzerà la proposta a Paul. Sei settimane passano senza che nulla succeda. Poi, un giorno, un pollice alto compare sotto la risposta di Burgess. Affare fatto.

L'evoluzione del riascolto

Mentre il #TimsTwitterListeningParty si evolve e i follower crescono, nasce anche l’esigenza di… riascoltare i riascolti. Chi non partecipa al rito collettivo con il live tweet deve avere la possibilità di farlo in differita. Ecco che, come per incanto, nasce un apposito sito, tra l’altro molto efficiente e dalla grafica impeccabile, con il replay dell’intero archivio dei Listening Party in ordine cronologico, da consumare a proprio piacimento.

L’aspetto geniale della faccenda è che il flusso di tweet è stato sincronizzato sullo streaming, dunque se fai PLAY sull’album e sul REPLAY contemporaneamente hai il real time tweeting come se fosse live (e, giusto per ricordare che non abbiamo a che fare con un dilettante, ecco nascere una bella partnership con Spotify).

Stiamo per scavallare la lista dei 1000 Listening Party.

I riascolti fatti singolarmente hanno tutto un altro sapore. Manca forse quella forza collettiva dei ricordi, ma veder scorrere le parole dell’artista mentre il flusso della musica attraversa le orecchie, è un modo molto nuovo e appagante di ascoltare. Un modo che, numeri alla mano, concorre a una risalita nelle vendite di vinili.

Sarà un caso, ma, nel dicembre 2020, un rapporto della British Monographic Industry che aggrega i dati della BPI (l’associazione delle discografiche UK) ci dice che – parallelamente all’incremento dello streaming, che costituisce sempre l’80% dell’ascolto globale – l’acquisto di vinili e cassette è aumentato durante il lockdown. Il che significa che sempre più persone si rifugiano nell’ascolto della propria musica preferita durante i tempi duri. Sempre lo stesso rapporto attribuisce al Listening Party, unitamente a iniziative come il Record Store Day, la crescente riaffezione verso il vinile stesso.

C’è anche un esempio molto pratico: il giorno seguente al Listening Party in cui Burgess ha suonato l’album Tellin’ Stories dei Charlatans, al negozio di musica Rough Trade East di Londra ne sono state vendute 83 copie.

La poetica del Listening Party

Non c’è alcun dubbio sul fatto che il momento emotivo in cui i Listening Party hanno preso piede abbia favorito il fenomeno. Ovvio: più gente sta a casa, maggiori sono l’ascolto e l’interazione. In un periodo emotivamente denso, la musica è una via d’uscita e una celebrazione. Il rito sociale del live viene da un certo punto di vista sostituito dal riascolto collettivo.

Fatto sta, però, che i riascolti non si sono esauriti con la fine delle restrizioni e dei coprifuochi: hanno proseguito la loro strada, modificandosi e adattandosi a nuove esigenze. Forse è merito della poetica del Listening Party, che è lì per restare. C’è qualcosa di veramente commovente e sublime nel ripercorrere un disco che abbiamo amato, facendoci accompagnare dalla “voce” guida di chi quei dischi li ha fatti. È una modalità di ascolto intrinsecamente analogica che però si emana con il digitale. È il passato che confluisce nel presente attraverso l’artista che ci apre le porte dei suoi ricordi.

In pratica è come se Classic Albums di VH1 si fosse appropriato di Twitter con l’aiuto di Madchester.

Il Listening Party, per usare le parole di Burgess stesso, è «un mostro che piace, che cambia forma di continuo». Ora non si applica più solo agli album, ma anche ai documentari e film musicali (due esempi: A Head Full of Dreams dei Coldplay e Heaven Adores You di Elliott Smith).

Un bellissimo mostro che evolve con il tempo. Senza considerare poi tutte le varie derivazioni del Listening Party nel merch. Il faccino cartoonizzato di Tim Burgess è diventato un brand, il suo personaggio il protagonista di un videogame. E naturalmente non poteva mancare il libro, altro oggetto del desiderio i cui proventi stanno dando sostegno ad alcune strutture musicali in difficoltà nel Regno Unito.

Oggi il Listening Party è arrivato a un milione e mezzo circa di replay. Perché fermarsi?

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