Tracce 

Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

Storie 

A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.
Torres: Thirstier
Dei sobri guanti di Gucci come inno alla vita
↤ Tracce

Quella fame chimica di cose belle che ti prende appena riassapori un po’ di lust for life.

Mackenzie Scott è una songwriter eccezionale: riesce a bilanciare la sua scrittura tra la creazione di una narrativa armonica a cui appassionarsi e l’utilizzo di parole dal sapore vago ma dal retrogusto immediatamente riconoscibile, che allo stesso tempo fanno sì che tu possa intravederne il significato più profondo, senza mai privarti del necessario, sconfinato spazio all’interpretazione.

Certo, come in tutti i processi terapeutici di crescita, formazione e presa di (auto)coscienza, ora è capace di dirti in faccia quello che prova, in maniera diretta, senza masticarsi dentro le parole crude o cuocerle nel fuoco lento dell’insofferenza esistenziale, ma il risultato non cambia: ha quella capacità innata di rilasciare gradualmente una sorta di bellezza triste, senza sconfinare nel confessionalismo di certe sue colleghe, combinando magicamente l’energia grezza delle epiche cantantesse degli anni ‘90 con un minimalismo moderno e mai paraculo, in un’equilibrata battaglia tra controllo contenuto e liberazione rabbiosa.

La nuova Tanya Donnelly, la nuova Cat Power, la nuova PJ Harvey. Forse niente di tutto ciò, forse tutto questo insieme. Oggi per esempio, sembra di stare più dalle parti di una St. Vincent che a tratti devia ammirata in territori Sioux(ie). O forse, ancor di più, in quelli dove regna incontrastata l’ombra di Anna Calvi, con la sua lingua biforcuta e le sue pugnalate di sei corde, le sue fuggevoli dosi di meravigliosamente sottovalutata melodia a fare da contrappunto ai graffi cadenzati che stanno sotto la superficie.

Torres (il nome d’arte – o, come lei preferisce chiamarla, la sua «versione in realtà aumentata» – dell’artista di Orlando, ora definitivamente traferitasi a Brooklyn) seziona la sua nuova consapevolezza e scopre finalmente che non era tutta teenage angst quella che luccicava. Scopre una ragazza che si è fatta donna e ha ormai definitivamente sbriciolato il guscio di fastidio e resistenza delle sue precedenti uscite, soffiando con forza dall’interno verso l’esterno, con un respiro costante, sottile e mirato: lo sbuffo convinto e soddisfatto di chi ha grattato via il bubbone e ha realizzato che dopo un primo strato di pus iniziava a colare anche una strana, irriducibile gioia.

È così che nascono le canzoni d’amore. E Thirstier è una canzone d’amore fatta e finita. Di quella malate perse di un amore in costante carenza di fiato. Di quell’amore che assomiglia più a una dipendenza incancrenita tra l’altare e lo zerbino e che – in quanto tale – è sconsigliato con ribrezzo da qualunque consulente matrimoniale, ma invece va a finire che è l’unico modo per starci, in una relazione, se non altro con le scarpe pulite e la gola meno secca.

Sarà mica un caso che contenga, dell’amore, una sintesi affilata, che spaventa per quanto suona lucida? «You think you’re always right but you love watching me try proving you’re wrong». In altri termini: è il gioco delle parti baby, e rassegnarci al ruolo che ci è toccato è il primo passo per lasciarsi rimorsi e illusioni dietro le spalle.

Torres Mackanzie Scott St. Vincent Anna Calvi 

↦ Leggi anche:
St. Vincent: Los Ageless
Anna Calvi: Hunter
St. Vincent: Pay Your Way in Pain