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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

Liam Clancy: The Broad Majestic Shannon
Quando Shane l'ha scritta sperava che loro la cantassero – e loro, Tommy Makem e Liam Clancy, sono felici
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La poesia di un’amicizia nel nome del folk e dell’alcolismo.

Liam Clancy
The Broad Majestic Shannon

La storia della musica, e in particolare delle cover, è punteggiata da una manciata di perle luminosissime, cioè quei rari casi in cui ricantare la roba degli altri aggiunge qualcosa di indimenticabile, e regge il confronto pure se quello di partenza è un brano epocale. In ancora meno casi, è la cover che rimane nella storia, o addirittura migliora l’originale, lo stravolge tirandone fuori un’essenza inesplorata. Sappiamo tutti quali ci vengono in mente per prime: All Along the Watchtower di Hendrix, Hallelujah di Jeff Buckley, Hurt di Johnny Cash, e così via.

Poi ci sono delle storie particolari: quelle che parlano di un’amicizia profonda, per esempio. E questo che leggete è un doppio pezzo. Da una parte ci sono il testo e la musica dei Pogues, brillanti di tutta la loro poesia stradaiola, alcolica e gaelica. Dall’altra, una versione immensa e scintillante come l’Atlantico visto dal porto di Galway in un giorno di sole, e più di ogni altra cosa l’omaggio di un grande vecchio della canzone folk – Liam Clancy – a Shane MacGowan, un punk sciagurato che si è guadagnato il rispetto e l’abbraccio dell’isola verde.

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Due persone, amanti, amici, fratelli o chissà che altro, si ritrovano in un pub. Poi si separano, e dopo un tempo indefinito sono di nuovo allo stesso bancone, a bere un cocktail di whisky e lacrime. Le scene sono quasi dolorose nella loro semplicità, e scorrono velocissime, quasi arrivassero prima all’inconscio che all’orecchio. Il ruggito e il lamento di Shane sono i soliti, e così tutti quegli elementi che hanno fatto dei Pogues i Pogues.

Anni dopo, quasi nelle canzoni si potesse entrare come in un bar, Liam Clancy la rallenta, rendendola davvero maestosa e rilassata come il flusso dello Shannon, e serena e malinconica come certe serate bevute in compagnia. Ciliegina sulla torta, alle immagini da maestro del regista Shane aggiunge, oltre alla voce calda di vecchio, un suo regalo, in luogo del babe cantato da chi l’ha scritta: «Take my hand and dry your tears, Shane / Take my hand, forget your fears, Shane / There’s no pain, there’s no more sorrow / They’re all gone, gone in the years, Shane».

Fabio Mancini
Fabio Mancini

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