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Ogni giorno ti consigliamo un brano che vale davvero la pena sentire, tra tutte le novità in uscita. E siccome siamo on line dal 2016, puoi immaginare quanti ne abbiamo da suggerirti. Esplorare le playlist è un buon modo per ascoltarli tutti...

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

La poesia punk di Shane MacGowan

10 pezzi dei Pogues per ricordarci che la letteratura irlandese non è solo Yeats, Joyce e Shaw.

Che la terra d’Irlanda susciti un fascino trasversale non c’è bisogno di dirlo. Nella sua enunciazione più superficiale, anche a fronte di tutto un immaginario incollato un po’ a forza: fate, folletti, quadrifogli, magie, evocazioni pseudomedievali o fantasy – in cui puntualmente viene usata musica scritta nel diciottesimo-diciannovesimo secolo – e la poco corretta etichetta di musica celtica.

C’è poi una frangia tutta particolare, che in linea di massima schifa tutte queste cose, che ascolta i Clash, i Sex Pistols e i Social Distortion e che è più incline a look appariscenti, fiumi di birra scadente, vita da strada e vicoli di periferia. Qual è lo snodo che collega il mondo del punk a quello dei leprecauni che occhieggiano da tutte le cartoline per turisti?

La risposta, se siete su questa pagina, probabilmente la sapete già: i Pogues, band che dire unica sarebbe farle un torto – anche se non sono mancati gli emuli – e che trova il crocevia delle due dimensioni nella figura peterpanica e istrionica di Shane MacGowan, ovvero il figlio mai nato di un incrocio sperimentale tra un ragazzotto con la coppola grigia di fine Ottocento e un punkettone londinese del ‘77 con tanto di chiodo e cresta.

Facile lasciarsi irretire dall’immagine piratesca di questo animale da palco e, soprattutto, da bancone. Meno immediato capirne la grandezza letteraria. Sì, perché la tesi di fondo è questa: Shane è un cazzo di poeta, erede ideale di Yeats, Joyce, Beckett, Shaw e Brendan Behan. E se non ci credete, eccovi dieci pezzi che lo dimostrano.


Fabio Mancini
Fabio Mancini

 


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La poesia punk di Shane MacGowan fa parte di una serie più ampia, chiamata Playlist.
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