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Una volta alla settimana compiliamo una playlist di tracce che (secondo noi) vale davvero la pena sentire, scelte tra tutte le novità in uscita.

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... Tutte le tracce che abbiamo recensito dal 2016 ad oggi. Buon ascolto.

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A volte è necessario approfondire. Per capire da dove arriva la musica di oggi, e ipotizzare dove andrà. Per scoprire classici lasciati indietro, per vedere cosa c’è dietro fenomeni popolarissimi o che nessuno ha mai calcolato più di tanto. Queste sono le storie di HVSR.

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Screaming Trees: Dying Days
Al Triangle, sotto il viadotto dell’Alaskan Way

Con i soldi guadagnati dai tour e da Sweet Oblivion, che fu comprato da circa 400.000 persone, Lanegan, i Conner e il nuovo batterista Barrett Martin cominciarono a pensare che avrebbero potuto continuare a suonare assieme nonostante litigi e divergenze: il maggiore comfort avrebbe reso tutti più tranquilli e meno inclini allo scontro. […] «Quando ci trovammo a lavorare nuovamente assieme in sala di incisione a Seattle perdemmo molto tempo e molti soldi. Non andava. Salvammo 7 canzoni che Mark incise nuovamente. Eravamo così fuori che lui cantava male e noi suonavamo da schifo. Insoddisfatti, per due anni ci trovammo a riscrivere le canzoni. Per due anni. Quello fu il vero inferno». […] Pubblicato nel 1996, l’album conteneva Dying Days. Due anni dopo la morte di Kurt Cobain, col gruppo a pezzi e la popolarità di Seattle in calo, la canzone pareva un mesto requiem per la scena: «In questi giorni morenti vago per la città fantasma che un tempo era mia». Raccoglieva anche un’invocazione che pareva tanto personale tanto collettiva: «Dio, non senti la mia preghiera? Puoi alleviare il mio tormento? Aspetto la luce del sole».

Screaming Trees 

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