Caro, vecchio storytelling.
America rurale, operaia, volenterosa, determinata, dove sei finita? Stephen Wilson Jr. si interroga sul presente guardando al passato, a un mondo che forse non esiste più, attraverso la storia di Gary, archetipo del ragazzo tuttofare di quel tempo ormai andato in cui bastava poco per vivere, ogni cosa era preziosa e niente veniva davvero buttato se si poteva riparare.
Non ci sono più ragazzi che si chiamano Gary, riflette il cantautore statunitense, proiettato con nostalgia alla propria infanzia, mentre intorno tutto cambia e le nuove generazioni sembrano del tutto differenti da quelle che le hanno precedute.
Una metafora che intercetta anche il desiderio di una maggiore autenticità e che in effetti è il tratto distintivo delle sue produzioni musicali: la semplicità del giro di chitarra, il coinvolgente crescendo, l’incisività delle parole. E in primo piano la sua voce, calda, accogliente, intensa, ad accrescerne la potenza e amplificarne la forza espressiva.
Il country, del resto, non è una musica dalla quale potersi aspettare dirompenti elementi di novità, quanto piuttosto un luogo sicuro dove ritrovare le proprie certezze.