Le fatine trasparenti.
Se vi chiedete chi siano le Satin Puppets, vi bastino tre indizi: sono gemelle (Julia e Joanna Araujo) californiane che fanno un po'tutto da sole (forse), girano ormai da cinque anni con il loro gothic pop moderno e hanno più seguito su TikTok e Instagram che su Spotify. Più reel che foto o audio, per intenderci, very generazione Z. Ma non è questo il punto: la realtà è che ci troviamo di fronte a qualcosa di apparentemente elegante e stiloso, che rende cool anche la ruggine e lo sporco incastrati in mezzo agli ingranaggi degli orologi d'oro nascosti nei cassetti dei genitori e dei nonni. In tutti i sensi, anche metaforicamente. Un po'steampunk, un po'dark cabaret, fatine fragili, qualche goccia di Xanax che male non fa, disturbi mentali striscianti che si intrecciano a un'urgenza artistica quasi vitale. E, ovviamente, pop.
È di difficile catalogazione e per certi versi impalpabile, il sound di queste marionette di seta: etereo e non invasivo, sa catturare al primo ascolto tutti coloro che sono avvezzi a questo tipo di atmosfere, senza cercare il colpo a effetto a tutti i costi ma preferendo dilatare il tutto in una forma d'arte efebica e inafferrabile, completamente al servizio di un'immagine studiata al millimetro.
Se sia questo un percorso che le porterà in alto oppure qualcosa destinato a svanire nel nulla è forse troppo presto per dirlo, ma è innegabile quanto sia efficace il pacchetto completo nell'attrarre l'attenzione dell'ascoltatore. Nel bene e nel male, perché l'influenza di un certo tipo di estetica, a qualcuno, potrebbe anche nuocere.