Il viaggio infinito.
Continua il percorso di ricerca sonora da parte di Roberto Galati, artista padovano che da tempo ha trovato nel post-ambient più rarefatto e glaciale il proprio medium ideale per esprimere catarticamente sé stesso.
Lo ritroviamo, stavolta, affiancato dall'amico Francis Gri, altro nome di punta di un certo modo di intendere la musica, che con il suo puntellare magicamente il pianoforte acustico va a dare una linea strutturata al brano, rendendo ancora più efficace e preciso il tipico stream of consciousness sonico che da sempre – in maniera splendida – permea i lavori di Galati. È un cammino impervio ma gratificante, dove l'isolazionismo non è sofferenza, ma mezzo per riabbracciare quel sé profondo e dimenticato, staccando tutti i fili che ci connettono controvoglia al mondo in maniera invadente e ubriacante, riallacciando quindi i legami con il nostro io più intimo. È un percorso il cui svolgersi provoca dolore, ma regala sollievo e leggerezza una volta compiuto.
Drift (o meglio ancora tutto l'album) è la colonna sonora ideale di questo viaggio, interiore prima che materiale.