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Richie Culver: Nothing
Ve lo scrivo, che altrimenti non lo capite
| Lo leggi in 1 minuti

C’è del nero, su al Nord.

Ascoltando Nothing di Richie Culver ci assale il freddo. Una produzione musicale scura, alienante, una voce ripetitiva che sempre su quella parola va a scontrarsi. Fa parte della cosiddetta scena Northern Gothic e mai parole sono sembrate più precise. C'è il dub, la completa assenza di ironia, la voluta inaccoglienza, una delivery vocale che senza mai forzare ci trascina con sé dentro un baratro buio.

Sembra di ascoltare la discesa di un individuo verso un rifugio inospitale, in una chiusura che non promette nulla di buono. Alienamento sociale, disfatta, depressione, mutismo: fenomeni che non possono che avere questo suono come accompagnamento, tremendo perché non esplode mai: non è catartico, non ci fa né sfogare né uscire, non ci fa piangere ma ci erode dall'interno. Materia difficilissima da trattare ma che quando riesce a essere evidenziata colpisce come uno schiaffo, in un nero urbano che ben si addice all'autunno che porta all'inverno.

Aperta questa porta ci sarà da capire quale sarà l'universo completo di Richie Culver (al quinto album e autore di molto, molto altro nell'ambito artistico), che ci sembra un corridoio in grado di portarci davanti ai nostri fantasmi, fino a immergere le mani nel dolore e capire come affrontarlo o conviverci.

Teniamolo presente, sapendo che un brano di nemmeno due minuti e mezzo può andare diretto verso il nostro mondo interiore, evidenziandone le crepe e facendolo vibrare. Starà a noi resistere o crollare.

richie culver 

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