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La Calabria in Palestina o viceversa?

Il rischio, con un brano come Grief, è quello di confondere la bontà di un progetto con la linea etica e culturale che questo progetto segue. Fortunatamente nel caso di Mai Mai Mai (qui accompagnato dalla musicista e cantante palestinese Maya Al Khaldi) non ci sono dubbi né zone grigie: il primo estratto dal suo prossimo disco Karakoz (ideato e nato proprio in quella lingua mediorientale) è ancora una volta un brano centrato e magnetico.

Le voci, le frequenze, il rintocco degli strumenti acustici, l’atmosfera sembrano perennemente mischiare tradizione, sperimentazione e strani rituali e preghiere. Grief è un brano che non appare tanto lenitivo quanto intenso, un portale affinché queste emozioni e questi sentimenti possano esprimersi attraverso il suono. Non raggiungendoci, bensì facendoci volare direttamente in loco, e sentire sulla nostra pelle un mondo e una vita impossibili da immaginare.

Un dolore che si trasforma in musica abbattendo le distanze, chiedendoci di fermarci, ascoltare e pensare a dove e come: un insieme di suoni e voci che ci entrano sotto pelle e che, ancora una volta, non possiamo far finta di non sentire.

maya al khaldi mai mai mai 

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