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Un mondo stregato, dove dubitare su sogno e realtà.

Cloudmachine è un brano che non può lasciarci indifferenti. Sembra che la voce di Julinko arrivi direttamente da un'altra dimensione, quasi esageratamente inquietante, mentre balla sopra il suono di una tastiera e di un organetto, come se potesse spaventare le bambole e fermare il giro del carillon terrorizzandolo. Però, oltrepassando questa necessaria emozione, ci si accorge di come ci siano levità e calore in questo brano.

Anche se non sappiamo con esattezza cosa sia questa macchina delle nuvole, possiamo supporre che dia gli strumenti a Julinko per inondarci di note e di umori spettrali molto seducenti. Le nuvole, lo sappiamo, sono particelle di acqua in sospensione, un vero e proprio miracolo fisico che forse potranno trasferire il loro potere su noi ascoltatori. Qui sta lo snodo di questo brano: non potremmo imitarle e prendere il volo in pieno giorno, con il rischio di essere scoperti, accadrebbe il finimondo! No, sarà una cosa per pochi eletti, coloro che si avvicineranno di nuovo ai suoni della musicista veneta fino a poter abbandonare le proprie spoglie e nascondersi nel bianco candore.

Già ce li immaginiamo, quei cumuli con una colonna sonora del genere: si farebbe presto a far circolare tensione ed elettricità, finendo per lanciare qualche fulmine qua e là. Ma saremmo bellissimi, morbidi e baciati da una voce e da una musica ammaliatrice, come se una sirena avesse deciso di abbandonarsi al cielo superiore per attirare a sé gli umani.

Difficile dire a chi o a che cosa possa assomigliare ormai Julinko: inutile anche, al netto di composizioni tanto risolute e personali. Julinko è la voce che ti chiama dietro l'angolo, l'immagine che vedi fugacemente, il volto che ti appare fra le nuvole. Non sbattete gli occhi ma cantate, forse così potrà rimanere ancora. Musica atmosferica se mai ce n’è stata una, autunnale come poche, fredda tanto da scottarci le mani e le orecchie.

julinko giulia parin zecchin 

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