Piemontesi sempre in movimento.
Altro che bogia nen: il ritorno dei torinesi Subsonica a meno di due anni dall'ultimo Realtà aumentata, ci porta a sud, molto a sud – e precisamente in Somalia. La canzone è infatti un tributo a quella Radio Mogadiscio fondata in epoca post-coloniale su iniziativa italiana negli anni '50 (durante il periodo di amministrazione fiduciaria italiana – e perdonateci il momento Wikipedia, ma lo spirito di Alessandro Barbero ogni tanto si impossessa di noi: saranno tutti quei podcast) e che presto divenne il principale canale informativo e veicolo di emancipazione culturale del paese. Tributo alla radio ma soprattutto alla figura del Colonnello Abshir Hashi Ali, che dagli anni '90 a oggi si è adoperato per proteggere, alimentare e digitalizzare l'immenso archivio sonoro della radio. O, per dirla con i Subsonica stessi sul loro profilo IG, «vecchi nastri pieni di sonorità visionarie che oggi fanno impazzire gli alternativi di mezzo mondo».
Radio Mogadiscio è sostanzialmente un brano di disco music in tonalità minore: un pezzo che fa muovere il culo, ma non ferma i pensieri. Come in molte canzoni dei Subs, basso e batteria si piazzano davanti e conducono le danze (dal vivo lo faranno in senso letterale). La chitarra di Casacci funkeggia nelle retrovie, le tastiere e gli altri ammenicoli elettronici di Boosta punteggiano misurati il susseguirsi di strofa-ritornello-bridge. Samuel rimane una delle voci maschili migliori che abbiamo in Italia.
È un pezzo ispirato, capace di entrare in testa immediatamente, che odora di Subsonica dei primi album: è tutto da capire quanto sarà rappresentativo del disco che la band piemontese ha in preparazione per il prossimo anno (quando festeggerà i trent'anni di carriera), ma come anticipazione fa ben sperare. Bello anche il video di Ivan Cazzola, fotografo prestato alla macchina da presa, girato appena un po'meno a sud (Marocco).