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Sharp Pins: Queen of Globes and Mirrors
Topolino il mio spirito guida

Sharp Pins
Queen of Globes and Mirrors

| Lo leggi in 1 minuti

Ti riporto a sessant’anni fa.

Ecco, Sharp Pins potrebbe riuscire nell'arduo compito di accontentare i boomeroni del "la vera musica è finita quarant'anni fa". Perché? Perché ci teletrasporta direttamente nel passato, proiettandoci, anima e corpo, tra spighe di grano tra i denti, Transporter Volkswagen bicolore e strane visioni – frutto, ovviamente, di pesanti allucinog… ehm, di importanti slanci di fantasia.

Queen of Globes and Mirrors suggella il florido solo project di Kai Slater – tre album in tre anni, l'ultimo in uscita a fine mese – come macchina del tempo collegata con i Sixties: e se l'arpeggio in apertura profuma deliziosamente di brit rock (e di sigla dei Cesaroni – conosciamo benissimo i vostri guilty pleasures televisivi), il resto si lascia rotolare su una morbidezza d'altri tempi, tra echi beatlesiani che si rimestano assieme allo psych, inchini ai Beach Boys, al Bowie di Space Oddity e ai primi Stone Roses.

Un filtro lo-fi ammanta tutto, smorzando le pelli e tamponando vocals che paiono arrivare da una stazione radio su un'altra galassia, mentre la dodici corde del musicista di Chicago strimpella e abbraccia generazioni: una "presa bene" totale.

sharp pins 

A proposito:

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