Sentire ancora una volta Mark bisbigliare a questo triste e bellissimo mondo.
La musica di Mavis Staples ha sempre vissuto di incontri, di battiti in sincrono con l’energia di quelle canzoni che sono passate attraverso la sua voce facendole diventare ogni volta diverse. Mavis è l’ultima grande voce soul della sua generazione e, nel corso della sua lunga carriera, ha sempre avuto il dono di accogliere la vita degli autori più disparati, avvolgendoli con la sua aura speciale. Tre anni dopo Carry Me Home, toccante raccolta di cover registrate nel 2011 insieme a Levon Helm che però verrà pubblicata solo dopo la morte del batterista della Band, esce il nuovo Sad and Beautiful World.
La traccia da cui il disco prende il titolo è un brano di Sparklehorse contenuto in Vivadixiesubmarinetransmissionplot del 1995 da cui sembra essere trascorsa un’eternità, oppure forse un semplice battito di ciglia. Mavis entra nelle stanze abitate da Mark Linkous in punta di piedi, sembra quasi non toccare nulla delle cose che lui ha lasciato, non spostando una sola virgola dell’impianto emotivo della sua scrittura. Sia nella versione originale che in questa nuova veste la matrice è un’Americana che qui ovviamente viene mantenuta ed esaltata anche grazie a un arrangiamento che ha la stessa andatura metronomica. Chiunque altro avrebbe rischiato di snaturare o di ridurre a parodia una materia così fragile come l’anima di Mark Linkous e la sua visione del mondo. Non Mavis.
In Sad and Beautiful World non c’è nulla di pacificato, solo la rassegnazione di guardare i giorni scorrere come se ognuno fosse l’ultimo: «Sometimes days go speeding past / Sometimes this one seems like the last». Mavis Staples compie la magia di riportare in vita Mark anche se soltanto per poco più di quattro minuti. Ne vale comunque la pena.