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Usare tutti i sensi meno la vista.

Prendete Luca Jacoboni, alias di Fosco17, produttore e cantante pop sui generis. Poi prendete Ilaria Formisano, voce e carisma dei napoletani Gomma con il primo singolo del suo progetto solista, Juni. Suono digitale, beat che sembrano riprodurre un agitato cuore umano, per poi aumentare come sotto sforzo. Juni mischia inglese, italiano e napoletano senza mai perdere tempo né ritmo, portandoci altissimi sopra a una musica digitale in grado di farci scuotere e ballare.

Mosca cieca sembra musica da ballo per il flusso continuo del suono, sulla quale però si interfaccia una voce, quella voce, che da anni attesta un mondo e un'espressione emo nella sua accezione femminile, così come Jacopo Lietti lo fa in quella maschile. Tutto sembra etereo, mai casuale, ma bizzarro, come se i fondali e gli ambienti si muovessero mentre Juni sta ferma e Jacoboni fa zapping, cambiando luci, ombre e lingue a un canto che si fa sempre più suono e meno parola, senso.

Andamento aerobico nel quale il corpo si muove, procedendo non a tentoni ma seguendo un codice definito: l’ondeggiare sul posto seguendo la linea di basso che scava sempre di più dentro di noi. I messaggi sono subliminali: glossolalia, alimentazione, incomprensione, drenaggio, acido lisergico, temporalità e presente. Tanti input che sembrano segnare un nuovo inizio per una musicista che è sempre riuscita a fare della forza espressiva la sua arma. Qui sceglie non di nascondersi ma di cifrare il suo messaggio: starà a noi risolverlo oppure basterà solo avere fiducia in lei? In altri termini, a chi tocca essere bendato?

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