Pura vida? Sì, ma goth!
Nonostante siamo stati abituati a credere che il gothic rock sia sbocciato esclusivamente in Europa e in America del Nord, in realtà – come tutti i generi, a ben vedere – i suoi semi sono sì nati da piante inglesi o californiane, ma hanno volato trasportati da correnti inaspettate nei luoghi meno prevedibili.
Se uno si limitasse al semplice ascolto, a nessuno verrebbe in mente che questi Ariel Maniki and the Black Halos provengano dall'assolata Costa Rica. I ragazzi festeggiano proprio quest'anno il loro primo decennio di attività. Quasi a sorpresa – trattandosi di un gruppo comunque recente – non ci troviamo di fronte alla solita formula tastierina/voce, bensì a una band completa: ritmica quadrata di scuola Sisters of Mercy, basso macina-tutto in chiave positive punk, figlio delle primissime cose dei Danse Society e fatto marinare nel chorus, voce cavernosa ed evocativa, synth appena accennati sullo sfondo a puntellare qua e là la melodia assassina e un sax (malatissimo e irresistibile) che la fa da padrone.
Probabilmente un brano del genere non si sentirebbe a proprio agio in mezzo a una playlist con Selofan, She Past Away e compagnia bella, ma sarebbe l'ingrediente fresco e genuino in un piatto a base di gothic rock d'annata misto a batcave e, appunto, positive punk, in bilico tra Ritual, Tors of Dartmoor e Blood and Roses. Ascolto obbligato per tutti gli amanti del genere.