Lanciare più esche possibili, per depistarci fra melodia e voce.
La vita va avanti, sempre: il difficile è raccontarla. Così i Satantango (Béla Tarr sempre viva) di Valentina Ottoboni e Gianmarco Soldi si riappropriano di un amore, di coincidenze passate e di un ricordo. A venire in mente sono gli Smashing Pumpkins più lievi, utilizzati però in forma cantautorale e intima, per due persone che non sentono di appartenere a nessun luogo e forse a nessun tempo.
Ecco allora che l’utilizzare musica che li proietti nell’aria è la via più consona per far sentire i propri pensieri e le proprie emozioni alle persone che vorranno prendersi il tempo per ascoltarle. Sul finale sembra quasi si rivolgano al cosmo e a chi lo abita, in una sorta di filmato che dall’infinitamente piccolo si apre fino a racchiudere l’universo intero. È un ciclo: esperienze che si susseguono, movimenti e momenti di stasi. Ma in tutto questo c’è la musica dei Satantango che, proprio come la leggendaria pellicola, si stende fino quasi a diventare infinita, una coperta nella quale avvolgere le nostre suggestioni, le nostre parole e le nostre vite. Vite che forse un giorno troveranno il loro posto, trascinate e sostenute da ciò che sceglieranno come colonna sonora delle loro azioni.
Magari è prematuro, del resto Valentina e Gianmarco sono soltanto all’inizio del loro cammino, ma questa mi sembra una bella canzone per accompagnare un momento importante.