Indie folk, 33 giri graffiati e un sorriso malinconico.
Se uno si mette a leggere la lista di collaboratori e di intrecci sbirciando nella biografia della newyorchese Jessie Kilguss finisce tra sei mesi. Tanti, tantissimi nomi noti e meno noti hanno gravitato attorno alla figura della Nostra, ma solo come ospiti: ex attrice (La seduzione del male, Black Widows e soprattutto Il matrimonio di mia sorella, con Nicole Kidman), è sua la penna principale che ha scritto musiche e testi dei suoi album, compreso il più recente (il sesto) dalla quale è tratta questa Howard Johnson's.
Siamo inevitabilmente in territori made in U.S.A., con le radici ben piantate nel passato (il folk è la chiave di lettura primaria) e lo sguardo proiettato al futuro (armonizzazioni e melodie moderne e non stucchevoli, un po'PJ Harvey un po'Cat Power). Il singolo si muove su direttive sottilmente malinconiche, ma a modo loro solari, con arrangiamenti curati e stilosi che si nascondono dietro a partiture solo apparentemente semplici, terreno fertile in cui la bellissima voce (melodica, profonda, vera) della Kilguss dipinge paesaggi immaginifici dove è facile perdersi.
Per chi non la conosce, potrebbe essere la rivelazione del momento.