Spigolosi, nella mezza età e a un passo dal basilisco.
«Alcuni pezzi potrebbero suonare perfino carini. Qualcuno potrebbe anche dire maturi. E con questo dovremo conviverci». Sono gli stessi autori a mettere le mani avanti nelle note di presentazione di Fear of the Plow, uscito a sette anni dalla loro ultima produzione.
Gli Haraball vengono da Kongsberg in Norvegia, piccola città un tempo famosa per le sue miniere d’argento e negli anni Novanta fucina di una scena punk hardcore tra le più sguaiate e politicamente meno rigorose dello Stato scandinavo. In quella scena si agitano i Tiebreak e i Fairfuck, due gruppi punk che, una volta sciolti, portano nel 2011 alcuni dei loro membri a far nascere la band sempre nella scia dell’old school hardcore – quello americano degli anni Ottanta per intenderci. Nel nuovo album – in uscita per Fysisk Format, l’etichetta di Oslo che ha prodotto tutti i loro dischi – all’energia grezza degli esordi il quintetto ora aggiunge altri ingredienti: cenni di psych rock degli anni Sessanta, schegge di post-punk e kraut e qualsiasi altra cosa gli sembri buona. Il risultato è un muro di suono duro e spigoloso, con arrangiamenti selvaggi, pochi sprazzi orecchiabili e testi che hanno a che fare con becchini, pane raffermo da anni e la dura consapevolezza di aver passato i quaranta.
La title track tira in ballo il basilisco di Roko, un'agghiacciante teoria divenuta una quindicina di anni fa una leggenda metropolitana del Web: postata da un utente come esperimento mentale sul blog collettivo LessWrong, ipotizza un’intelligenza artificiale che, divenuta più potente dell’intera umanità, si vendica facendo fuori tutti coloro che si sono opposti alla sua creazione. Il gruppo norvegese consiglia vivamente di non cercarla su Google, ma i link che abbiamo inserito vi invitano a farlo. Anche per il motivo che la singularity, secondo i maggiori esperti di AI, sarebbe questione di pochi anni. E allora sì che sarebbe una festa sfrenata o una gran confusione, proprio ciò che, se ho compreso bene, haraball vuol dire in norvegese.